La vertenza Tecnocall dell’Aquila entra in una nuova fase, con 59 posti di lavoro legati alla commessa Hera e una scadenza già fissata: il 31 marzo 2027. Le organizzazioni sindacali territoriali hanno proclamato lo stato di agitazione e attivato la procedura di raffreddamento e conciliazione, il passaggio previsto prima di eventuali iniziative di sciopero nei servizi regolati.

Al centro del confronto c’è il futuro della sede operativa aquilana. Con la conclusione della commessa relativa al Servizio a Tutele Graduali di Hera, al momento non risulta una soluzione industriale o commerciale capace di garantire continuità ai 59 lavoratori coinvolti.

I sindacati chiedono l’apertura di un tavolo con Prefettura, Regione Abruzzo, Comune dell’Aquila, Tecnocall e Hera Comm. L’obiettivo è arrivare al confronto prima che la scadenza contrattuale si trasformi in una perdita definitiva di occupazione.

Cosa è già accaduto nella vertenza

La crisi non nasce in queste ore. Il 30 luglio le rappresentanze sindacali avevano già reso pubblico il rischio occupazionale dopo il confronto con l’azienda, denunciando l’assenza di prospettive alternative per il sito dell’Aquila.

La scheda dell’European Restructuring Monitor di Eurofound registra 59 esuberi programmati per la sede aquilana e indica come termine previsto il 31 marzo 2027. La stessa ricostruzione riferisce l’intenzione dell’azienda di aprire una procedura di licenziamento collettivo qualora non emergano soluzioni per la continuità del lavoro.

Il nuovo passaggio del 26 agosto è l’avvio formale della procedura di raffreddamento e conciliazione. Non equivale a uno sciopero già proclamato, ma segnala che la vertenza ha raggiunto una fase più avanzata e che, senza un accordo, la mobilitazione potrebbe intensificarsi.

La commessa Hera scade il 31 marzo 2027

I 59 lavoratori interessati operano sulla commessa collegata al Servizio a Tutele Graduali del mercato energetico. La conclusione del contratto è confermata per il 31 marzo 2027.

Il problema non è soltanto la data. Secondo le organizzazioni sindacali, non ci sono oggi garanzie sufficienti sull’applicazione di una clausola sociale capace di accompagnare il personale nel passaggio a un eventuale nuovo gestore.

Questa valutazione appartiene ai sindacati e dovrà essere verificata nel confronto con le aziende coinvolte. Allo stato attuale, non è stato reso pubblico un accordo che assicuri l’assorbimento dei lavoratori, né un piano alternativo di Tecnocall per la sede aquilana.

Licenziamenti annunciati, ma non ancora eseguiti

È necessario distinguere il rischio concreto dalla situazione amministrativa attuale. Le fonti consultate indicano una procedura di licenziamento collettivo programmata in assenza di alternative; non risulta che i 59 rapporti di lavoro siano già cessati.

La differenza è sostanziale. Esiste un orizzonte temporale entro il quale istituzioni, azienda, committente e parti sociali possono cercare una soluzione, ma il tempo disponibile non rende il rischio meno serio.

Rinviare il confronto ai mesi immediatamente precedenti alla scadenza ridurrebbe lo spazio per una nuova commessa, una ricollocazione o un accordo sulla continuità occupazionale. È per questo che i sindacati chiedono di convocare subito le parti.

La richiesta alla Prefettura e alla Regione

La Prefettura dell’Aquila è stata chiamata a convocare il tentativo di conciliazione. Alla Regione Abruzzo viene chiesto di seguire la vertenza e di contribuire alla costruzione di un tavolo istituzionale.

Il coinvolgimento pubblico non può sostituire le responsabilità industriali delle aziende, ma può obbligare tutti i soggetti a chiarire numeri, tempi, possibilità di subentro e strumenti disponibili.

Uno dei punti sollevati dai sindacati è la presenza di Hera Comm al tavolo. Il committente è considerato essenziale per ricostruire il futuro del servizio e verificare se esistano condizioni per tutelare il personale impiegato sulla commessa.

La Commissione comunale non è ancora stata convocata

Sul piano politico, i consiglieri comunali Stefania Pezzopane, del Partito democratico, e Paolo Romano, di L’Aquila Nuova, hanno chiesto la convocazione immediata della Terza Commissione consiliare.

I due consiglieri ricordano che, dopo una prima audizione, era stato richiesto un nuovo incontro dedicato alla vertenza, con la partecipazione dei soggetti interessati. A quasi un mese di distanza, sostengono, la seduta non è stata ancora calendarizzata.

La loro è una presa di posizione politica, distinta dagli atti sindacali. Il punto comune è la richiesta di non attendere la scadenza della commessa per aprire un confronto operativo.

Le domande che il tavolo deve chiarire

Un incontro utile dovrà produrre risposte verificabili almeno su quattro questioni: l’esistenza di nuove attività per la sede dell’Aquila, le condizioni di un eventuale cambio di gestore, gli strumenti per la continuità occupazionale e il calendario della procedura annunciata.

Servirà inoltre chiarire se il numero di 59 addetti rappresenti l’intero perimetro definitivo della crisi e quali professionalità siano coinvolte. Le comunicazioni sindacali e la scheda Eurofound indicano quel numero in modo concorde, ma non è stato pubblicato un piano industriale dettagliato per il sito.

Una vertenza che riguarda la città

La perdita di 59 posti avrebbe un impatto che va oltre il singolo stabilimento. Significherebbe ridurre ulteriormente l’occupazione stabile in un settore già attraversato da cambi di commessa, compressione dei costi e trasformazioni tecnologiche.

Per questo la vertenza non può essere letta soltanto come una scadenza contrattuale privata. La continuità dei servizi, le regole nei passaggi di appalto e la responsabilità delle imprese committenti incidono direttamente sulla tenuta del lavoro nel territorio.

Il prossimo risultato concreto da attendere è la convocazione del tentativo di conciliazione e di un tavolo con tutte le parti. Fino a quel momento restano fermi due dati: la commessa scade il 31 marzo 2027 e 59 lavoratori non hanno ancora una garanzia pubblica sul proprio futuro occupazionale.