Il primo settembre avrebbe dovuto segnare la fine di un’attesa durata più di un anno. Per gli abitanti del civico 29 di via Fontesecco, invece, il ritorno a casa resta ancora sospeso tra interventi da eseguire, problemi igienici e le conseguenze delle incursioni avvenute negli appartamenti rimasti vuoti durante il lungo sgombero legato alla ricostruzione del Ponte Belvedere.

Il sopralluogo effettuato mercoledì 9 settembre nello stabile, alla presenza dei residenti, dell’amministratore del condominio, dei tecnici, dei rappresentanti dell’impresa impegnata nei lavori e dell’Ater, ha permesso di fare un punto più preciso sulle condizioni dell’edificio.

Il risultato, però, non coincide ancora con quel ritorno alla normalità che circa cinquanta famiglie aspettano da mesi.

Gli interventi necessari riguardano innanzitutto la pulizia e la bonifica di alcune parti dello stabile, in particolare dei balconi, dove il lungo periodo di abbandono ha lasciato evidenti problemi igienici. Sono inoltre previsti lavori sulla copertura e sulla guaina del tetto.

Al momento non è stata indicata una data precisa entro la quale tutte queste operazioni saranno completate.

Dal primo settembre il rientro era previsto, ma solo sulla carta

La situazione è paradossale perché, formalmente, gli abitanti avrebbero dovuto poter tornare nella disponibilità delle proprie case già dal primo settembre.

Nei giorni precedenti alla scadenza, però, erano emerse condizioni che avevano portato l’amministratore del condominio a contestare la possibilità di un rientro immediato, chiedendo che prima venissero ripristinate adeguate condizioni di igiene, sicurezza e piena fruibilità delle parti comuni.

Il sopralluogo di questa settimana ha di fatto confermato che il passaggio tra la fine dello sgombero e il rientro effettivo non poteva essere automatico.

Secondo quanto emerso dalle verifiche, non sarebbero state riscontrate rotture strutturali della copertura. È stato però individuato il distacco di una parte della guaina di raccordo al muro perimetrale, che secondo i responsabili del cantiere non sarebbe riconducibile ai lavori eseguiti per il ponte. L’intervento di sistemazione verrà comunque effettuato.

Più complesso è il problema delle condizioni complessive dello stabile dopo mesi senza residenti e con le lavorazioni del grande cantiere a pochi metri dalle abitazioni.

Le case violate durante lo sgombero

A rendere ancora più pesante la vicenda ci sono poi i furti.

Durante il sopralluogo diversi appartamenti sono stati trovati aperti e messi a soqquadro. In alcuni casi, secondo quanto ricostruito, non sarebbero stati rilevati evidenti segni di effrazione sulle serrature, circostanza sulla quale saranno eventualmente gli accertamenti a fare chiarezza.

I singoli proprietari potranno presentare denuncia allegando la documentazione fotografica relativa a quanto trovato nelle proprie abitazioni.

Le incursioni non rappresentano una novità delle ultime ore. Già ad agosto erano stati segnalati accessi nello stabile rimasto vuoto, mentre in precedenza era stata denunciata anche la sottrazione di parte dei passamano in rame.

Per chi è stato costretto a lasciare la propria abitazione per permettere l’avanzamento del cantiere, il danno è quindi doppio: al disagio di vivere altrove si è aggiunta la necessità di fare i conti con case violate durante l’assenza.

Uno sgombero iniziato nel maggio 2025 e prorogato più volte

Lo sgombero del civico 29 era stato disposto dal Comune a partire dal 9 maggio 2025 per garantire la sicurezza degli abitanti durante le operazioni più delicate per la ricostruzione del Ponte Belvedere.

Quella che doveva essere una misura temporanea ha però attraversato una lunga serie di proroghe, seguendo l’andamento e i rinvii del cantiere.

Nel frattempo alcuni nuclei hanno trovato sistemazione negli alloggi del Progetto Case e in altre strutture, mentre le ordinanze hanno continuato a spostare in avanti la prospettiva del ritorno.

A fine agosto sembrava finalmente arrivato il momento decisivo: il Comune aveva indicato il primo settembre come data dalla quale gli appartamenti sarebbero tornati pienamente disponibili.

Gli ultimi giorni hanno dimostrato che la questione era più complessa.

Adesso serve una data certa

Il punto, a questo punto, non è più soltanto stabilire formalmente se gli abitanti possano entrare nello stabile, ma creare le condizioni perché possano realmente tornarci a vivere.

Prima dovranno essere completate le pulizie, gli interventi sui balconi e le sistemazioni individuate durante il sopralluogo. L’amministratore del condominio dovrebbe inoltre far effettuare ulteriori valutazioni sui danni, per stabilirne entità e responsabilità.

Solo successivamente potrà essere convocata un’assemblea con gli abitanti e definito il percorso per il rientro.

Dopo oltre un anno di proroghe, traslochi e attese, resta quindi la domanda più semplice e allo stesso tempo ancora senza una risposta definitiva: quando potranno davvero tornare a casa le famiglie del civico 29?

Il sopralluogo ha finalmente chiarito almeno una parte delle condizioni dello stabile. Adesso servono interventi rapidi e, soprattutto, una nuova data che questa volta possa essere rispettata.