Un inverno senza inverno
Il colpo d’occhio è quello che più colpisce.
Le montagne del Sirente-Velino, a fine dicembre, appaiono spoglie, brulle, con quote imbiancate solo a tratti e ben lontane dall’idea di stagione sciistica che per decenni ha caratterizzato l’Appennino aquilano.
Non si tratta di un episodio isolato o di un ritardo momentaneo: l’assenza di neve naturale ha ormai compromesso le vacanze di Natale, il periodo più importante dell’intera stagione invernale per le stazioni sciistiche dell’area.
Natale senza sci: un danno che pesa tutto l’anno
Nel modello economico delle località sciistiche dell’Appennino centro-meridionale, le vacanze natalizie non sono una parentesi, ma il cuore degli incassi.
Tra fine dicembre e inizio gennaio si concentra:
- la maggiore affluenza turistica,
- la permanenza più lunga degli ospiti,
- la spesa più alta per strutture ricettive, ristorazione e servizi.
Quando questo periodo salta, l’intera stagione viene messa in discussione, perché i mesi successivi difficilmente riescono a compensare le perdite iniziali.
Ovindoli: aperta solo la pista per principianti
A Ovindoli, uno dei centri simbolo dello sci abruzzese, la situazione è emblematica.
In assenza di neve naturale:
- gli impianti principali restano fermi,
- non è possibile offrire un comprensorio sciabile completo,
- l’apertura è limitata alla sola pista Topolino, dedicata ai principianti.
Una soluzione che consente una presenza minima, ma che non genera flussi turistici significativi, né è in grado di sostenere l’economia locale legata allo sci.
Campo Felice: stesso scenario, stesse difficoltà
Situazione analoga a Campo Felice, dove l’unica area fruibile è il Campo Scuola, destinato ai primi passi sugli sci.
Per il resto:
- impianti fermi,
- piste chiuse,
- nessuna possibilità di accogliere sciatori medi o esperti.
Anche qui, le aperture parziali hanno un valore più simbolico che economico.
Quando salta Natale, la stagione è segnata
È un dato noto agli operatori del settore: senza il Natale, la stagione invernale difficilmente si raddrizza e, senza precipitazioni nevose all’orizzonte, lo scenario diventa ancora più preoccupante.
Gennaio e febbraio:
- sono più brevi,
- dipendono fortemente dalle condizioni meteo,
- registrano presenze più concentrate nei fine settimana.
Senza l’apporto delle festività, i conti non tornano, e molte attività lavorano in perdita o al limite della sostenibilità.
L’Altopiano delle Rocche senza turisti
L’assenza di neve non colpisce solo gli impianti, ma l’intero sistema dell’Altopiano delle Rocche.
Alberghi, B&B, ristoranti, noleggi sci, scuole di sci e attività commerciali subiscono un calo evidente delle presenze.
Il turismo “di giornata”, che in passato animava i fine settimana invernali, si è drasticamente ridotto, scoraggiato dall’impossibilità di sciare e dalla mancanza di alternative strutturate.
Anche le seconde case non bastano più
Un tempo, in assenza di turisti, restava almeno la presenza dei proprietari di seconde case.
Oggi nemmeno questo è garantito.
Sempre più spesso:
- senza neve, molti rinunciano a salire,
- le case restano chiuse,
- i paesi appaiono semi-deserti anche nei giorni festivi.
Un segnale che racconta un cambiamento profondo nelle abitudini, non più legate automaticamente al calendario, ma alle reali condizioni del territorio.
Un Appennino diviso: Campo Imperatore fa eccezione
Nel quadro complessivo dell’Appennino centro-meridionale, una sola località sembra reggere: Campo Imperatore sul Gran Sasso.
Grazie a:
- quota più elevata,
- condizioni climatiche diverse,
- innevamento sufficiente,
le due seggiovie risultano operative a pieno regime, attirando flussi che altrove si sono fermati.
Una differenza che evidenzia come, sempre più, la quota diventi un fattore decisivo per la sopravvivenza dello sci alpino.
Un problema strutturale, non episodico
Quello che sta vivendo il Sirente-Velino non è un inverno sfortunato, ma l’ennesima conferma di una tendenza ormai evidente.
Negli ultimi anni:
- le stagioni sciistiche sono sempre più corte,
- la neve naturale sempre più incerta,
- l’apertura degli impianti sempre più dipendente da finestre meteo ristrette.
Una fragilità che espone l’intero sistema a rischi crescenti.
L’impatto economico sul territorio
Quando la stagione invernale salta o si riduce drasticamente:
- si riducono i posti di lavoro stagionali,
- cala l’indotto per le attività locali,
- aumenta la dipendenza da altri periodi dell’anno.
Per molte realtà dell’Altopiano delle Rocche, l’inverno rappresenta ancora oggi una parte essenziale del bilancio annuale.
Il nodo del futuro: turismo e riconversione
La crisi della neve pone una domanda che non può più essere rimandata:
può l’economia di queste località continuare a basarsi quasi esclusivamente sullo sci?
Senza una diversificazione reale dell’offerta:
- turismo naturalistico,
- attività quattro stagioni,
- servizi non legati all’innevamento,
ogni inverno rischia di trasformarsi in una scommessa sempre più costosa.
Un Natale che lascia il segno
Per Ovindoli, Campo Felice e l’intero comprensorio del Sirente-Velino, l’assenza di neve non è solo un dato meteorologico, ma un fattore che incide direttamente sul futuro del territorio.
Un tema che riguarda non solo lo sci, ma il modello di sviluppo dell’Appennino aquilano negli anni a venire.

