L’apertura della stagione invernale a Campo Imperatore, avvenuta l’8 dicembre, ha riportato al centro dell’attenzione il ruolo strategico del Gran Sasso per il territorio aquilano. Accanto alla ripartenza della stazione sciistica, però, nel dibattito pubblico continuano a emergere le questioni legate ai vincoli ambientali e alle prospettive di sviluppo del comprensorio.
Il tema è stato affrontato nel corso di una puntata della trasmissione Dentro la notizia in onda su Rete8 e condotta dal giornalista Stefano Dascoli, dedicata all’avvio della stagione e alle criticità che accompagnano da anni ogni ipotesi di rilancio strutturale della montagna. Ospiti del confronto Luigi Faccia, maestro di sci e consigliere comunale dell’Aquila con delega alla montagna, e Lanfranco Massimi, avvocato e componente dell’ASBUC di Assergi con delega ai rapporti con le pubbliche amministrazioni.
L’apertura della stagione: «Una giornata molto positiva»
Nel corso della trasmissione, Faccia ha definito l’avvio della stagione «una bellissima giornata», parlando di una presenza stimata tra le mille e le millecinquecento persone. Neve naturale, condizioni meteo favorevoli e una partecipazione significativa hanno segnato, secondo quanto riferito, una ripartenza importante dopo una fase complessa per la stazione, legata anche agli interventi sulla funivia del Gran Sasso.
È stato inoltre evidenziato come il comprensorio continui ad attrarre non solo sciatori, ma anche appassionati di sci alpinismo, diventato negli anni un elemento di richiamo sempre più rilevante anche oltre i confini regionali.
Il nodo dei vincoli: «Il problema nasce vent’anni fa»
Entrando nel merito della questione dei vincoli ambientali, Massimi ha sostenuto che l’origine del problema non sia recente, ma risalga al 2003, anno in cui l’area del Gran Sasso venne inserita tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC).
Secondo quanto affermato in trasmissione, in quella fase sarebbe stata prodotta una nota ufficiale con cui la Regione Abruzzo attestava il coinvolgimento delle popolazioni locali nella definizione del vincolo. Un coinvolgimento che, sempre secondo Massimi, non sarebbe mai avvenuto, e che non risulterebbe documentato nonostante anni di accessi agli atti, richieste formali e verifiche avviate nel tempo.
Documenti mai trovati e accessi agli atti
Nel corso del confronto è stato ricostruito come la ricerca di quella nota, ritenuta centrale per legittimare l’imposizione originaria del vincolo, non abbia finora prodotto risultati. Massimi ha riferito che né la Regione Abruzzo né il Ministero competente sarebbero riusciti a rintracciarla, nonostante le ripetute richieste e le verifiche attivate anche in sede giudiziaria.
Secondo l’interpretazione espressa, l’assenza di quel documento metterebbe in discussione il rispetto di uno dei principi previsti dalla normativa europea, che richiede la concertazione con le comunità interessate prima dell’imposizione di vincoli di questo tipo.
Dal SIC alla ZSC: «Atto dovuto, ma gestito con due pesi e due misure»
Nel dibattito Faccia ha chiarito che il passaggio da Sito di Interesse Comunitario (SIC) a Zona Speciale di Conservazione (ZSC), formalizzato nel 2023, viene considerato un atto amministrativamente dovuto.
Il consigliere comunale ha utilizzato il paragone con la direttiva Bolkestein per evidenziare, a suo giudizio, una gestione non uniforme degli “atti dovuti”: mentre il passaggio SIC–ZSC sul Gran Sasso è stato portato a compimento, su altri adempimenti ritenuti anch’essi obbligatori si continuerebbe invece a prendere tempo.
Secondo Faccia, questo approccio non risolve il problema di fondo, ma rischia di irrigidirlo ulteriormente, aggravando una situazione già compromessa dall’impostazione originaria dei vincoli. È stato inoltre ricordato come circa il 40% del territorio comunale dell’Aquila ricada all’interno delle aree soggette alle direttive di tutela.
Infrastrutture esistenti e limiti allo sviluppo
Nel confronto è stato evidenziato quello che gli ospiti hanno definito un paradosso: all’interno o ai margini delle aree vincolate insistono infrastrutture di rilievo nazionale, come i Laboratori del Gran Sasso, il traforo autostradale e le condotte idriche che servono un’ampia parte del territorio tra L’Aquila e Teramo, indicato in trasmissione come “mezzo Abruzzo”.
Secondo quanto sostenuto, la presenza di queste infrastrutture dimostrerebbe come il vincolo sia stato disegnato senza una distinzione adeguata tra aree da preservare integralmente e zone già fortemente antropizzate, con ricadute dirette sulla possibilità di programmare interventi o adeguamenti funzionali.
Il tema UNESCO e il timore di nuove restrizioni
Nel corso della trasmissione è stata affrontata anche l’ipotesi di una candidatura del Gran Sasso a patrimonio dell’umanità UNESCO. Massimi ha dichiarato di non essere contrario in linea di principio al riconoscimento, ma ha ribadito che un eventuale percorso dovrebbe essere costruito attraverso un coinvolgimento reale delle popolazioni locali.
Il timore espresso è che un’operazione di questo tipo possa tradursi in ulteriori vincoli, senza una reale condivisione con i territori interessati.
Vincoli e spopolamento: uno sguardo al futuro
In chiusura, il dibattito ha collegato la questione dei vincoli al più ampio tema dello spopolamento delle aree interne. Secondo quanto sostenuto nel confronto, l’assenza di margini di sviluppo economico rischia di produrre effetti nel medio-lungo periodo, rendendo sempre più difficile per i giovani restare e investire nei territori montani.
Un impatto che, secondo Massimi, non sarebbe immediato, ma diventerebbe evidente negli anni, quando le conseguenze delle scelte attuali si manifesteranno pienamente.
Nota editoriale
Il contenuto riporta e sintetizza le posizioni espresse da Luigi Faccia e Lanfranco Massimi nel corso di una trasmissione televisiva. Le dichiarazioni e le valutazioni riportate sono attribuite agli intervenuti.


