L’immagine che racconta tutto

È mezzogiorno.
La fila per salire sulla Funivia del Gran Sasso D’Italia arriva fino alle rampe che salgono dal piazzale di Fonte Cerreto.

È un sabato di fine dicembre durante le vacanze di Natale.

Ed è proprio questo il punto: ciò che oggi appare come disagio straordinario è, in realtà, lo specchio di ciò che accadrà sempre più spesso in futuro.


Quando resta aperta una sola stazione

Il contesto è noto e ormai ricorrente.
Sull’Appennino aquilano:

  • gli impianti sotto i 1.800–2.000 metri faticano ad aprire,
  • lo scarso innevamento naturale blocca intere stazioni,
  • le vacanze di Natale si svolgono senza sci in gran parte del territorio.

In questo scenario, Campo Imperatore resta l’unica vera località sciistica operativa, grazie alla quota più elevata.

Il risultato è inevitabile: tutta la domanda si concentra in un unico punto di accesso.


Un sistema pensato per un altro tempo

La funivia del Gran Sasso è un’infrastruttura storica, fondamentale, ma non è stata progettata per reggere questi flussi.

Quando:

  • Ovindoli ha aperta la sola pista Topolino per principianti,
  • Campo Felice apre solo il campo scuola,
  • il Sirente-Velino resta senza neve
  • Roccaraso e Aremogna sono in fase di innevamento programmato

migliaia di persone si riversano solo su una funivia e due seggiovie.

Il sistema entra in sofferenza:

  • attese di ore,
  • giornate sciistiche compromesse,
  • famiglie scoraggiate,
  • sciatori che rinunciano prima ancora di arrivare in quota.

Una giornata sugli sci che diventa una prova di resistenza

La fila vista oggi a Fonte Cerreto non è solo un disagio logistico dettato anche dai lavori sul parcheggio di Fonte Cerreto.
È un deterrente reale.

Chi arriva:

  • perde mezza giornata in coda,
  • scia meno,
  • consuma meno,
  • difficilmente torna a breve.

In un momento in cui lo sci appenninico dovrebbe fidelizzare, si rischia di allontanare proprio il pubblico che ancora resiste.


Il cambiamento climatico non è un’ipotesi

Non siamo di fronte a una stagione “sfortunata”.
Il cambiamento climatico è già una variabile strutturale.

I dati degli ultimi anni mostrano una tendenza chiara:

  • la quota neve si alza,
  • la finestra utile per sciare si accorcia,
  • sotto i 2.000 metri l’innevamento diventa sempre più incerto.

Questo significa una cosa sola: situazioni come quella di oggi diventeranno la norma, non l’eccezione.


Campo Imperatore come baricentro dello sci aquilano

In questo nuovo scenario, Campo Imperatore non è più “una delle stazioni”.
È il baricentro dell’intero sistema sciistico aquilano.

Continuare a gestirlo con:

  • un solo accesso,
  • una sola linea di risalita,
  • un’area sciabile limitata,

significa accettare il collasso programmato del sistema.


Serve un secondo punto di accesso

La soluzione è nota da tempo: un secondo accesso dal versante di Montecristo, raggiungibile in automobile.

Un’infrastruttura che permetterebbe:

  • di distribuire i flussi,
  • di ridurre drasticamente le code,
  • di rendere sostenibile l’afflusso crescente,
  • di valorizzare realmente Campo Imperatore come stazione di riferimento.

Non si tratta di un capriccio, ma di una necessità funzionale.


Ampliamento dell’area sciabile e degli impianti

Un secondo accesso non può essere scollegato da:

  • ampliamento dell’area sciabile,
  • potenziamento degli impianti di risalita,
  • visione complessiva di medio-lungo periodo.

Senza questi interventi, Campo Imperatore rischia di diventare:

  • troppo affollata quando apre,
  • economicamente inefficiente,
  • fragile dal punto di vista dell’esperienza turistica.

Il nodo dei vincoli e il P.S.T. Montecristo–Scindarella

Da oltre vent’anni esiste un quadro pianificatorio: il P.S.T. Scindarella-Montecristo, inserito nel Piano Speciale Territoriale approvato da più di 20 anni in Regione.

Quel piano è rimasto sostanzialmente fermo, bloccato dai vincoli di Natura 2000 e da un approccio che non ha mai davvero affrontato il nodo centrale:
come conciliare tutela ambientale e sopravvivenza economica della montagna.


Superare i vincoli non significa devastare

È necessario chiarirlo con forza:
superare o rivedere i vincoli della ZSC che insiste sul Gran Sasso non significa cancellare la tutela ambientale.

Significa:

  • aggiornare norme pensate per un clima che non esiste più,
  • adattare la gestione del territorio a un contesto cambiato,
  • evitare che la montagna venga tutelata solo sulla carta, mentre si spopola.

Ambiente e sviluppo non sono opposti

L’idea che ogni intervento sia una minaccia è una semplificazione pericolosa.
Una montagna senza lavoro, senza turismo e senza infrastrutture non è più tutelata: è abbandonata.

Il vero rischio è lasciare Campo Imperatore:

  • congestionata,
  • inefficiente,
  • incapace di reggere il futuro.

Il 27 dicembre come cartina di tornasole

La giornata di oggi non va archiviata come un disservizio occasionale.
È una cartina di tornasole.

Se non si interviene:

  • le code aumenteranno,
  • l’esperienza peggiorerà,
  • il turismo sceglierà altrove.

E Campo Imperatore, invece di essere una risorsa strategica, diventerà un collo di bottiglia.


Non si può più aspettare

Il tempo dell’attesa è finito.
Il cambiamento climatico non concede proroghe, e il territorio non può permettersi immobilismi.

Un secondo accesso, un ampliamento dell’area sciabile e una revisione seria dei vincoli non sono più una visione futuribile:
sono una condizione minima per restare competitivi e sostenibili.

Campo Imperatore è pronta per il futuro.
Ora serve che lo siano anche le decisioni.