Una provincia che perde abitanti, ma non tutta allo stesso modo
Negli ultimi anni la provincia dell’Aquila è entrata in una fase di calo demografico strutturale.
I dati ufficiali confermano una tendenza che molti cittadini percepiscono da tempo: meno residenti, meno nascite, più partenze.
Ma fermarsi al numero complessivo sarebbe un errore.
Perché non tutte le città perdono allo stesso modo, e soprattutto non tutte perdono le stesse persone.
L’Aquila, Avezzano e Sulmona mostrano dinamiche profondamente diverse, che raccontano tre modelli distinti di tenuta — o di difficoltà — del territorio.
L’Aquila: il capoluogo che resiste, ma non cresce
L’Aquila appare, a prima vista, come la città più stabile della provincia.
Il saldo demografico è negativo, ma contenuto rispetto ad altri centri.
Questa tenuta, però, non deriva da una crescita reale.
Il capoluogo regge perché è sede amministrativa, universitaria e istituzionale.
Attira studenti, lavoratori pubblici, personale sanitario e professionisti che arrivano da altri comuni.
Ma il dato più rilevante è un altro:
la popolazione giovane residente continua a diminuire.
Molti studenti non restano dopo la laurea.
Molti giovani formati in città scelgono di trasferirsi altrove per lavoro.
La città non si svuota, ma si rinnova poco.
Avezzano: il centro che assorbe, senza generare crescita
Avezzano mostra un andamento diverso.
Il saldo negativo è presente, ma più attenuato rispetto al resto della Marsica.
Qui la tenuta è legata alla funzione di polo economico e commerciale.
Avezzano assorbe popolazione dai comuni più piccoli, offrendo servizi, lavoro e infrastrutture migliori.
Ma anche in questo caso non si parla di crescita reale.
La città non attrae nuova popolazione dall’esterno, ma redistribuisce quella già presente sul territorio.
È una resistenza interna, non un’espansione.
Questo modello, nel lungo periodo, rischia di indebolirsi se l’area circostante continua a svuotarsi.
Sulmona: la città che perde senza compensazioni
La situazione più critica è quella di Sulmona.
Qui il calo demografico è più netto e costante.
Non ci sono flussi compensativi sufficienti, né da altri comuni né dall’esterno.
Le cause sono molteplici:
- riduzione delle opportunità lavorative
- difficoltà infrastrutturali
- minore attrattività per i giovani
- invecchiamento progressivo della popolazione
Il risultato è un lento ma continuo svuotamento demografico, che incide su scuole, servizi e tessuto economico.
Non è solo quanti abitanti, ma quali
Il dato più importante non è il numero assoluto di residenti.
È la composizione della popolazione.
In tutta la provincia dell’Aquila:
- diminuiscono le nascite
- aumenta l’età media
- cresce il peso degli anziani
- si riduce la fascia 20–40 anni
Questo significa meno forza lavoro futura, meno famiglie, meno capacità di innovazione.
Uno spopolamento che non è improvviso, ma silenzioso e strutturale.
Una tendenza che riguarda tutti
Il calo demografico non è un’emergenza lontana o astratta.
Ha effetti concreti:
- accorpamenti scolastici
- servizi pubblici ridotti
- difficoltà per le attività locali
- territori sempre più fragili
Capire come e dove avviene questo calo è il primo passo per affrontarlo.
Fonti
- ISTAT – Bilancio demografico comunale
https://demo.istat.it - ISTAT – Indicatori demografici territoriali
https://www.istat.it - Regione Abruzzo – Dati statistici territoriali
https://www.regione.abruzzo.it


