Ci sono fenomeni che non fanno rumore.
Non occupano le prime pagine, non generano polemiche immediate,
ma cambiano in profondità il destino di un territorio.

Il calo demografico è uno di questi.

In provincia dell’Aquila non si manifesta come un crollo improvviso, ma come un processo lento, continuo, spesso invisibile nel quotidiano. Eppure è proprio da qui che dipendono molte delle scelte – o delle difficoltà – che riguardano sanità, scuola, trasporti, lavoro e qualità della vita.

Capire come e dove la popolazione diminuisce significa leggere il presente con più lucidità e provare a immaginare il futuro senza slogan.

Questo approfondimento analizza i dati ufficiali relativi a L’Aquila, Avezzano e Sulmona, i tre principali centri della provincia, per capire perché le loro traiettorie non coincidono e quali fattori incidono di più.


Una provincia dentro il modello delle aree interne

Secondo l’ISTAT, la provincia dell’Aquila rientra pienamente nel modello delle aree interne appenniniche: territori caratterizzati da bassa densità abitativa, distanza dai grandi poli urbani e una progressiva riduzione della popolazione residente.

Il Censimento permanente della popolazione mostra come l’Abruzzo interno abbia registrato negli ultimi anni:

  • una diminuzione della popolazione complessiva
  • un aumento dell’età media
  • un saldo naturale stabilmente negativo

Questo contesto è fondamentale. I dati dei singoli comuni non vanno letti isolatamente, ma come parte di una dinamica territoriale più ampia, che riguarda gran parte dell’Appennino centrale.


Popolazione residente: i numeri contano, ma non bastano

Guardare alla popolazione residente è il primo passo, ma non è mai sufficiente da solo.

Secondo i dati ufficiali ISTAT (ultimo anno disponibile):

  • L’Aquila conta circa 70.677 abitanti residenti
  • Avezzano circa 40.881 abitanti residenti
  • Sulmona circa 21.960 abitanti residenti

Numeri simili a quelli di qualche anno fa possono dare l’illusione di una stabilità. In realtà, ciò che conta davvero è come si arriva a quei numeri.

Per capirlo bisogna distinguere tra:

  • saldo naturale (nati e deceduti)
  • saldo migratorio (chi arriva e chi va via)

Il saldo naturale: una tendenza comune

In tutta la provincia dell’Aquila il saldo naturale è negativo da anni. Nascono meno persone di quante ne muoiano.

Questo non è un fenomeno locale, ma nazionale. Tuttavia, nelle aree interne l’effetto è più evidente, perché la popolazione è mediamente più anziana e il numero di donne in età fertile è ridotto.

Il dato, da solo, non racconta tutto. Ma spiega perché, senza nuovi arrivi, il calo della popolazione sia inevitabile.


L’Aquila: il peso del capoluogo

L’Aquila è il centro amministrativo, universitario e istituzionale della provincia.

Il bilancio demografico ISTAT mostra che:

  • il saldo naturale è negativo
  • il saldo migratorio, in alcuni anni, attenua la perdita di residenti

L’università, i servizi pubblici, le attività legate alla ricostruzione e una forte mobilità temporanea rendono il dato più complesso da interpretare.

Molte persone studiano o lavorano a L’Aquila senza trasferire la residenza. Altre vi restano solo per periodi limitati.

Il risultato è una popolazione che, pur mantenendo un certo equilibrio numerico, tende progressivamente a invecchiare.


Avezzano: il ruolo della mobilità interna

Avezzano presenta una dinamica diversa.

I dati del Comune di Avezzano mostrano che, in anni recenti, il saldo migratorio positivo ha compensato il saldo naturale negativo.

In termini semplici: pur con poche nascite, la città ha attratto residenti da altri comuni della Marsica e da aree limitrofe.

Questo non significa una crescita strutturale, ma indica una capacità di assorbire spostamenti interni al territorio, legati a lavoro, servizi, accessibilità e posizione geografica.


Sulmona: la fragilità dei centri medi

Sulmona rappresenta una condizione tipica dei centri medi delle aree interne.

Non è un piccolo borgo, ma nemmeno un grande polo attrattivo.

I dati ISTAT indicano:

  • una riduzione graduale della popolazione
  • un saldo naturale negativo
  • un saldo migratorio insufficiente a compensare le perdite

È una situazione comune a molte città di dimensioni simili, che faticano ad attrarre nuovi residenti e risentono più rapidamente dell’invecchiamento della popolazione.


L’indice di vecchiaia: il dato che spiega tutto

Se c’è un indicatore che sintetizza le dinamiche demografiche della provincia, è l’indice di vecchiaia.

Misura quante persone con più di 65 anni ci sono ogni 100 giovani fino a 14 anni.

I dati censuari ISTAT mostrano che:

  • la provincia dell’Aquila ha un indice elevato
  • L’Aquila, Avezzano e Sulmona superano la media nazionale storica
  • il trend è in costante crescita

Questo dato ha conseguenze molto concrete:

  • maggiore pressione sulla sanità
  • aumento della domanda di assistenza
  • riduzione della popolazione scolastica
  • difficoltà nel ricambio generazionale

Cosa ci dicono davvero questi numeri

I dati non parlano di un declino improvviso, ma di un processo lento e strutturale.

Tre elementi emergono con chiarezza:

  1. Il calo demografico non colpisce tutti allo stesso modo
    Capoluogo, città medie e aree interne seguono traiettorie diverse.

  2. Il saldo migratorio può rallentare il calo
    Ma non risolve il problema della natalità e dell’invecchiamento.

  3. L’invecchiamento è il vero nodo centrale
    È il fattore che incide di più sulle politiche future del territorio.

Comprendere queste dinamiche è il primo passo per superare letture semplificate e affrontare il tema con strumenti adeguati.


Fonti e documenti

  • ISTAT – Popolazione residente (banca dati DEMO)
  • ISTAT – Bilancio demografico comunale
  • ISTAT – Censimento permanente della popolazione
  • ISTAT – OttomilaCensus (indicatori demografici)
  • Comune di Avezzano – Report anagrafico annuale