La linea dei sindaci ha ottenuto un primo risultato politico: la strada verso una gestione dei rifiuti su scala provinciale non è più l’unica prospettiva ammessa al confronto. La mobilitazione della Marsica e della Valle Peligna ha costretto la maggioranza regionale a una mediazione e frenato l’impostazione sostenuta dal presidente Marco Marsilio e dal sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.
È questo il punto da cui ripartire dopo il voto del Consiglio regionale dell’8 ottobre. I territori hanno mantenuto aperta la possibilità di organizzare il servizio in bacini più piccoli della provincia. Non hanno però ottenuto la costituzione immediata dei subambiti: il compromesso sposta il passaggio decisivo all’AGIR, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, e fissa al 31 dicembre 2027 il termine per approvare il Piano d’Ambito. La ricostruzione di AbruzzoWeb descrive un’intesa che lascia ancora aperto lo scontro tra i due modelli.
La pressione dei territori cambia il confronto
A sostenere la richiesta di autonomia sono stati i sindaci marsicani e peligni, con in prima fila Gianni Di Pangrazio, ad Avezzano, e Luca Tirabassi, a Sulmona. In Consiglio regionale le loro istanze hanno trovato sostegno nel capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia, nell’assessore Mario Quaglieri, nella vicepresidente Marianna Scoccia e nel capogruppo della lista Marsilio Presidente Luciano Marinucci.
La questione riguarda l’organizzazione della raccolta, il peso degli impianti e il futuro di realtà come Aciam, Segen e Cogesa, rispetto ad ASM e al resto del sistema provinciale. Per i sindaci favorevoli ai subambiti, mettere insieme territori diversi senza valutarne prima costi, distanze e servizi rischia di sacrificare esperienze che intendono difendere.
Il fronte ha retto abbastanza da ottenere un’apertura, anche se l’emendamento originariamente sostenuto da Verrecchia, Quaglieri e Scoccia ha lasciato il posto al testo di mediazione firmato da Marsilio. La richiesta dei territori è così entrata nel compromesso, con tempi e condizioni che ne limitano la portata immediata.
Cosa prevede l’intesa, e cosa resta da decidere
Il nuovo termine per il Piano d’Ambito è la fine del 2027. L’apertura ai bacini subprovinciali è prevista dopo quella scadenza, alle condizioni territoriali, amministrative ed economiche indicate nel compromesso. Non nasce oggi un subambito marsicano o peligno e non viene cancellato il riferimento provinciale della riforma. Il resoconto del voto pubblicato da ANSA colloca infatti la riapertura sui subambiti dal 2028, nel quadro del percorso affidato all’Autorità.
Marsilio presenta l’accordo come una sintesi che consente alla riforma di proseguire. Nella sua dichiarazione ribadisce la dimensione provinciale come riferimento, ma riconosce la possibilità di soluzioni territoriali più ristrette in assenza di accordi soddisfacenti. Ricorda inoltre che saranno i sindaci, negli organismi dell’AGIR e attraverso il voto ponderato, a discutere il Piano e le modalità di affidamento del servizio.
Di Pangrazio e Tirabassi: un risultato da rendere concreto
Nell’intervista pubblicata oggi, 10 ottobre, da AbruzzoWeb, Di Pangrazio evita di considerare chiusa la vicenda: «È una partita che resta aperta». Rivendica soprattutto l’unità dei sindaci e chiede che qualsiasi scelta parta dall’esame delle caratteristiche dei territori. Non esclude in assoluto un ambito unico, ma vuole che la decisione sia preceduta da un confronto sul funzionamento del servizio.
Anche Tirabassi accoglie positivamente l’intesa. Per il sindaco di Sulmona, la provincia comprende tre realtà specifiche — aquilana, marsicana e del Centro Abruzzo — che devono poter collaborare conservando un peso nelle decisioni. La presenza degli impianti di trattamento e smaltimento a Sulmona è uno degli elementi che chiede di considerare.
Biondi difende il modello provinciale
La frenata politica non significa che Biondi abbia abbandonato la propria posizione. Nell’intervista al Centro, il sindaco dell’Aquila e presidente dell’assemblea AGIR sostiene che l’integrazione provinciale possa rafforzare gli investimenti e tutelare l’occupazione. Respinge inoltre l’ipotesi di una volontà egemonica di ASM sulle altre società.
Per Marsilio e Biondi resta dunque in campo l’obiettivo di superare la frammentazione. Per i sindaci favorevoli ai subambiti, il risultato ottenuto è aver impedito che le proprie richieste venissero escluse dal percorso. È su questo terreno che è prevalsa la loro linea: l’autonomia resta una possibilità da discutere e sostenere, anziché una strada chiusa.
La verifica sarà sui servizi e sui costi
Le opposizioni invitano a non confondere il rinvio con una soluzione. A Sulmona, la minoranza consiliare contesta la mediazione e chiede impegni concreti per il risanamento di Cogesa. Il nodo industriale, richiamato anche dall’approfondimento di L’Aquila Blog, resta quello della capacità delle società di sostenere impianti, investimenti e futuri affidamenti.
Il risultato dei sindaci andrà ora trasformato in una proposta sostenibile. Per i cittadini, il confronto avrà conseguenze su qualità della raccolta, tariffe e continuità del servizio. È su questi aspetti che l’AGIR dovrà misurare le alternative, prima di scegliere i confini del sistema che verrà.