Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota di Claudio Gregori, segretario provinciale di Fratelli d’Italia L’Aquila e sindaco di Barete.

di Claudio Gregori, segretario provinciale di FdI L’Aquila e sindaco di Barete.

L’AQUILA – Da un po’ di tempo mi chiedo che cosa sia diventata la politica. Io penso che abbiamo perso una cosa importante: la capacità di confrontarci.

Oggi troppo spesso sembra che se uno ha una bandiera diversa dalla nostra sia automaticamente contro di noi, quasi fosse un nemico. E questa cosa succede anche dentro gli stessi partiti e negli stessi schieramenti. Basta avere un’opinione diversa o fare una critica e diventa difficile parlarsi.

Io credo invece che la politica debba essere confronto. Possiamo avere idee diverse e possiamo anche scontrarci sulle questioni, ma senza trasformare chi abbiamo davanti in un nemico.

La nostra storia ci ha lasciato esempi importanti. Penso a De Gasperi e Togliatti, che venivano da mondi politici molto lontani eppure seppero confrontarsi in un momento decisivo per l’Italia. E penso ad Aldo Moro e Berlinguer, anche loro con idee diverse, ma capaci di capire che davanti ai problemi del Paese serviva anche cercare un dialogo.

Non erano d’accordo su tutto, ma si parlavano.

Secondo me è da qui che dobbiamo ripartire. La politica deve tornare nelle piazze, nei nostri paesi, nelle associazioni, tra la gente. Dobbiamo ascoltare di più, anche chi non è dalla nostra parte.

Quando una persona ci parla di una strada che non va, di una scuola, di un ospedale, del lavoro dei propri figli o di un problema della propria comunità, non ci chiede da quale partito veniamo. Ci chiede se possiamo fare qualcosa.

E allora la domanda dovrebbe essere come risolvere quel problema, non chi deve prendersi il merito.

Io le mie idee continuerò a difenderle e continuerò a credere nei valori che rappresento, ma questo non significa pensare che chi la vede diversamente da me abbia sempre torto.

Se dall’altra parte c’è una buona idea, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo. Per me questa è la politica: avere delle convinzioni, ma non chiudersi; difendere quello in cui si crede, ma saper ascoltare.

Possiamo essere avversari nelle elezioni e possiamo discutere anche duramente, ma dobbiamo ricordarci che dall’altra parte c’è una persona.

Alla fine delle nostre battaglie politiche rimangono i problemi delle comunità, le difficoltà delle famiglie, le aspettative dei giovani e il futuro dei nostri territori. È su questo che dovremmo misurarci.

Io penso che la politica debba tornare a essere più semplice: stare tra la gente, ascoltare, discutere e cercare soluzioni. Senza paura di parlare con chi la pensa diversamente e senza trasformare ogni critica in un’offesa.

Perché possiamo avere bandiere diverse, possiamo stare su fronti diversi e possiamo anche combattere le nostre battaglie politiche. Ma quando si tratta del bene della nostra comunità, dobbiamo essere capaci di mettere da parte le divisioni e provare a costruire qualcosa insieme.

La politica non deve cercare continuamente un nemico. Deve cercare risposte.