Si è appresa nelle ultime ore la notizia della scomparsa di Antonio Galeota, già sindaco di Poggio Picenze e figura di riferimento per la ricerca storica locale. Aveva 83 anni (era nato l’11 febbraio 1942).

Il testo che segue è una rielaborazione editoriale del ricordo di Goffredo Palmerini, che ne ha ripercorso la vita pubblica e il contributo culturale, sottolineandone il valore umano e intellettuale.

Amministratore pubblico e studioso del territorio

Nel suo ricordo, Palmerini evidenzia come Antonio Galeota abbia affiancato all’impegno nella Pubblica Amministrazione una costante attività di studio e ricerca. Di formazione giuridica, Galeota ha interpretato il ruolo di amministratore con attenzione alle istituzioni e alla comunità, mantenendo sempre un profilo improntato alla correttezza e al senso del dovere.

Accanto all’attività amministrativa, ha coltivato una passione profonda per la storia, i costumi e le tradizioni del territorio aquilano, trasformando questa inclinazione in un lavoro di ricerca rigoroso e continuativo.

Le pubblicazioni e il valore della memoria

Palmerini ricorda in particolare il volume dedicato al dialetto e alla storia di Poggio Picenze, pubblicato poco dopo il terremoto del 2009. Un’opera che rappresenta un contributo importante alla conservazione della memoria storica in una fase delicata per la comunità locale.

Altre ricerche hanno riguardato le vie romane del territorio vestino, affrontate con attenzione all’archeologia e alla storia antica, oltre a un libro che raccoglie la testimonianza diretta del sisma del 2009 e delle settimane immediatamente successive.

Il lavoro sul Meridione e la storia nazionale

Nel ricordo di Palmerini trova spazio anche il volume pubblicato nel 2018, “Quelli che hanno dato – Storia del Meridione dal 1860 a oggi”, un lavoro ampio e articolato che prende avvio dalla storia di Navelli per affrontare temi più vasti come il brigantaggio, l’emigrazione e le trasformazioni seguite all’Unità d’Italia.

Un’opera che analizza, con taglio storico, anche le repressioni avvenute nel Mezzogiorno nella seconda metà dell’Ottocento, inserendole nel contesto politico e istituzionale dell’epoca.

Un’eredità culturale condivisa

Palmerini sottolinea come Galeota abbia sempre messo il proprio bagaglio culturale al servizio della collettività, senza ostentazione, preferendo la fatica della ricerca alla visibilità personale. Un approccio che ha reso il suo lavoro un’eredità duratura per l’intero territorio aquilano.

Nel ricordo emergono anche le qualità umane di Antonio Galeota: gentilezza, sensibilità e signorilità, unite a un forte amore per la propria terra e a una visione riformista dell’impegno pubblico.

Il ricordo

La scomparsa di Antonio Galeota, come evidenziato nel ricordo di Goffredo Palmerini, rappresenta una perdita significativa per la comunità e per il panorama culturale locale. Restano le sue opere e il segno lasciato da una vita dedicata allo studio, all’amministrazione e alla memoria del territorio.