«La narrazione di un centrosinistra finito fa comodo solo a chi governa». È da questa convinzione che prende le mosse l’intervento del consigliere comunale Paolo Romano, che rivendica l’esistenza di un’alternativa già costruita in questi quattro anni di attività consiliare, attraverso visione, proposte, dialogo e concertazione tra tutte le forze presenti.
Secondo Romano, questa narrazione entra in contraddizione anche con quei soggetti politici che, pur comparsi di recente sulla scena, hanno chiaramente individuato nel centrosinistra il proprio campo di riferimento, scegliendo di collocare lì il proprio percorso.
Il centrosinistra, sostiene, non è un esercizio linguistico ma un baluardo di principi e valori, soprattutto in una fase storica in cui la destra internazionale, affascinata dal modello trumpiano, metterebbe a rischio le libertà, mentre a livello locale comprimerebbe ascolto, partecipazione e programmazione, sostituendoli con una gestione politica orientata a interessi ristretti.
A L’Aquila, rivendica Romano, il centrosinistra ha riportato al centro del dibattito temi rimasti a lungo ai margini: servizi pubblici carenti, lavoro, sanità, commercio, attività d’impresa e consumo di suolo, denunciando un modello di governo incapace di sottrarre queste materie alla logica degli affari. Anche il tema della sicurezza, secondo il consigliere, rappresenterebbe il più grande fallimento delle politiche securitarie del centrodestra, mentre le politiche sociali resterebbero estranee alla cultura politica della destra.
Per Romano, senza giustizia sociale, decoro, coesione e imparzialità, non esiste futuro né sviluppo, ma solo propaganda. In questo quadro, dichiararsi oggi fuori dal perimetro del centrosinistra non amplierebbe le opzioni elettorali, ma rischierebbe di disperdere il lavoro svolto e la fiducia di chi guarda a quell’area politica come a una possibile alternativa.
Lo sguardo è rivolto al 2027, definito una sfida contendibile se affrontata con coraggio e regole condivise. Romano esclude scorciatoie, come l’automatismo che demanderebbe al partito più grande l’indicazione del candidato, ritenendole una sconfitta politica. La proposta è invece quella di restituire agli elettori il diritto di scelta attraverso lo strumento delle primarie, valorizzando chi in questi anni ha operato dall’opposizione all’interno del Consiglio comunale.
«Le primarie non sono uno spauracchio, ma una risorsa», sottolinea Romano, ricordando come rappresentino il metodo più democratico e partecipativo sperimentato sin dalla nascita dell’Ulivo. Anche il richiamo al 2017 come presunto fallimento viene respinto, in quanto non rispondente alla realtà di una partecipazione popolare significativa.
La forza dell’alternativa, conclude, non nasce nei tavoli chiusi, ma nella fiducia dei cittadini, costruita alla luce del sole e fondata sulla partecipazione democratica.
Paolo Romano – L’Aquila Nuova


