A dieci anni dai terremoti che nel 2016 sconvolsero il Centro Italia, i rappresentanti delle comunità colpite sono stati ricevuti questa mattina in Vaticano da Papa Leone XIV. All’udienza, svoltasi sabato 31 ottobre nel Palazzo Apostolico, ha partecipato anche il senatore aquilano di Fratelli d’Italia Guido Quintino Liris, insieme al commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, al senatore Etelwardo Sigismondi e a una delegazione composta da sindaci, presidenti di Regione, prefetti e autorità di pubblica sicurezza. Un incontro nel quale il ricordo del terremoto si è intrecciato con le prospettive di rinascita dei territori e con il valore dei legami che tengono unite le comunità.

L’udienza ha riunito i rappresentanti dei Comuni del cratere sismico di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, territori che continuano a confrontarsi con le conseguenze della sequenza di terremoti del 2016.

Accanto alla ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture, l’incontro ha richiamato l’attenzione su una dimensione altrettanto importante: quella delle relazioni sociali, dell’identità dei borghi e della possibilità, per le persone, di continuare a vivere nei luoghi ai quali appartengono.

È su questi aspetti che si è soffermato anche Liris, commentando l’esperienza vissuta insieme agli amministratori locali.

Liris: «Un onore e un’emozione profonda essere ricevuti dal Santo Padre»

Per il parlamentare aquilano, la partecipazione all’udienza ha rappresentato un momento di particolare intensità, anche per la presenza dei sindaci che quotidianamente amministrano le comunità del cratere.

«Essere ricevuti dal Santo Padre è un onore e un’emozione profonda, che assume un significato ancora più particolare quando viene condivisa con i sindaci del nostro cratere sismico, con i colleghi parlamentari e con le tante autorità istituzionali presenti», ha dichiarato Guido Liris al termine dell’incontro.

«È un momento di grande spiritualità, che ci invita a riflettere sul valore della comunità, della solidarietà e della speranza. I nostri territori hanno conosciuto il dolore e la sofferenza, ma hanno sempre dimostrato una straordinaria capacità di rialzarsi, custodendo le proprie radici e guardando al futuro con fiducia».

Nelle parole del senatore emerge soprattutto il rapporto tra la memoria delle tragedie vissute e il lavoro ancora necessario per accompagnare la ripresa dei territori.

Una riflessione che riguarda in modo particolare i piccoli Comuni dell’Appennino, dove le conseguenze di un terremoto non si misurano soltanto attraverso i danni materiali, ma anche nelle difficoltà che possono interessare la vita sociale ed economica delle comunità.

Il messaggio di Leone XIV: ricostruire con urgenza, sicurezza e trasparenza

Nel suo intervento, Papa Leone XIV ha ricordato le sofferenze provocate dalla sequenza sismica del 2016, richiamando le istituzioni alla responsabilità di proseguire il percorso di ricostruzione.

Il Pontefice ha sottolineato la necessità di risposte concrete e tempestive, affinché gli interventi materiali possano essere portati avanti nel minor tempo possibile, nel rispetto della sicurezza e della trasparenza.

Ma nel discorso pronunciato davanti alle delegazioni ha trovato spazio anche il tema della partecipazione collettiva: una comunità non può rinascere attraverso l’impegno di una sola persona, ma ha bisogno della collaborazione tra cittadini, amministratori e istituzioni.

Leone XIV ha richiamato a questo proposito l’esempio biblico di Neemia e la ricostruzione di Gerusalemme, indicando nella responsabilità condivisa e nella capacità di immaginare il futuro due elementi essenziali per ripartire.

Un messaggio che si lega alla situazione dei territori del Centro Italia, dove la ricostruzione materiale procede insieme alla necessità di preservare servizi, attività economiche, patrimonio culturale e relazioni sociali.

Il ruolo dei sindaci e delle istituzioni del cratere

Tra i partecipanti all’udienza figuravano il commissario straordinario Guido Castelli, il senatore Etelwardo Sigismondi, i presidenti delle Regioni interessate, i prefetti, i rappresentanti delle autorità di pubblica sicurezza e i sindaci dei territori colpiti dal sisma.

La presenza dei primi cittadini ha assunto un significato particolare. Sono infatti gli amministratori locali a confrontarsi ogni giorno con le necessità delle popolazioni, con i problemi legati alla ricostruzione e con le prospettive di sviluppo delle comunità.

È un ruolo che Guido Liris ha voluto sottolineare nella propria dichiarazione.

«Condividere questa esperienza con i primi cittadini, che ogni giorno rappresentano il punto di riferimento delle nostre comunità, e con tutte le istituzioni impegnate nella sicurezza, nella tutela e nella rinascita dei territori, rende questo incontro ancora più intenso e significativo».

L’udienza ha rappresentato così anche un’occasione di incontro tra livelli istituzionali differenti, accomunati dalla responsabilità di accompagnare territori che, a dieci anni dal terremoto, continuano ad affrontare le conseguenze di quella stagione.

«La ricostruzione non riguarda soltanto edifici e infrastrutture»

Nella parte conclusiva della propria riflessione, Liris è tornato sul significato delle parole pronunciate dal Pontefice e sulla necessità di guardare oltre gli aspetti materiali della ricostruzione.

«Le parole e la vicinanza del Santo Padre rappresentano un richiamo prezioso ai valori dell’unità, dell’attenzione verso gli altri e della responsabilità che ciascuno di noi è chiamato a esercitare nel proprio ruolo».

Il senatore ha quindi evidenziato come il futuro dei territori terremotati dipenda anche dalla capacità di ricostruire quei rapporti umani e sociali che costituiscono la vita di una comunità.

«Porto con me la gratitudine per aver vissuto un momento così importante, nella consapevolezza che la ricostruzione di un territorio non riguarda soltanto gli edifici e le infrastrutture, ma anche i legami, l’identità e la speranza delle persone che lo abitano».

Un pensiero che Liris ha concluso con un riferimento diretto alla memoria e alle generazioni future.

«Ricostruire significa anche custodire la memoria, rafforzare il senso di comunità e restituire fiducia nel futuro alle nuove generazioni».

È un tema che continua ad accompagnare il percorso dei Comuni del cratere: recuperare gli spazi e le strutture danneggiate, ma anche creare le condizioni perché tornino a essere vissuti, perché le comunità possano conservarne l’identità e perché i più giovani trovino ragioni e opportunità per costruire il proprio futuro nei territori d’origine.

L’incontro con Papa Leone XIV, nel decennale dei terremoti del 2016, ha riportato questa responsabilità al centro dell’attenzione, ricordando che la ricostruzione di una comunità non termina con la restituzione dei suoi edifici, ma passa anche attraverso la continuità della sua vita sociale e delle relazioni tra le persone.