ROMA – «La prevenzione non è una spesa, ma un investimento». Il messaggio del senatore aquilano Guido Quintino Liris riguarda il modo in cui valutare gli effetti delle risorse destinate alla sanità negli anni successivi. È su questa distinzione tra spesa annuale e investimento di lungo periodo che si è concentrato l’intervento dell’esponente di Fratelli d’Italia al confronto romano dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce.
Liris, capogruppo in Commissione Bilancio del Senato e presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e la presa in carico delle cronicità, ha partecipato giovedì 5 novembre 2026 al panel «Anticipare la diagnosi, rafforzare la prevenzione, trasformare la sanità. Nuove sinergie tra pubblico e privato». L’incontro si è svolto nell’ambito dell’Urania Policy & Business Forum, a Villa Wolkonsky, residenza dell’ambasciatore britannico a Roma.
La prevenzione oltre la spesa corrente
La questione posta dal parlamentare è quella del metodo con cui vengono programmate e giudicate le politiche sanitarie. Una scelta di prevenzione, secondo Liris, non dovrebbe essere letta soltanto in rapporto alle risorse impegnate nell’anno in cui viene finanziata.
«Dobbiamo compiere un cambio di prospettiva nella programmazione delle politiche sanitarie: la prevenzione non può essere considerata esclusivamente una voce di spesa corrente, ma deve essere riconosciuta come un investimento strategico, capace di generare benefici sanitari, sociali ed economici nel medio e lungo periodo».
Il punto riguarda anche il rapporto tra i tempi della contabilità pubblica e quelli degli interventi sulla salute: diagnosi anticipate e percorsi di presa in carico possono richiedere una valutazione che vada oltre la chiusura di un singolo bilancio.
«Serve una prospettiva pluriennale»
«Il limite di una valutazione esclusivamente annuale dei bilanci pubblici è quello di non consentire una misurazione adeguata dell’efficacia degli investimenti in prevenzione. Quando parliamo di salute, dobbiamo avere la capacità di ragionare su una prospettiva pluriennale, verificando nel tempo gli effetti delle risorse impiegate, sia in termini di miglioramento della qualità della vita dei cittadini sia di sostenibilità del sistema sanitario», ha spiegato Liris.
Nella lettura proposta dal senatore, assume rilievo la capacità di verificare i risultati ottenuti, oltre alla registrazione delle somme stanziate. La misurazione dovrebbe tenere insieme il benessere delle persone e l’impatto sull’organizzazione dell’assistenza.
«Investire oggi nella prevenzione significa poter ridurre domani il peso delle patologie, delle complicanze e dei conseguenti costi assistenziali. È un approccio che richiede strumenti di valutazione capaci di misurare non soltanto quanto spendiamo, ma soprattutto quali risultati produciamo. Il valore di un investimento sanitario non si esaurisce nell’anno in cui viene effettuato, ma si manifesta nel corso del tempo», ha proseguito il senatore.
Diagnosi precoce e collaborazione tra pubblico e privato
Nel panel promosso da Urania Policy & Business Forum si è discusso anche del ruolo che istituzioni, sistema sanitario e soggetti privati possono avere nel rafforzamento della prevenzione. Per Liris, programmazione, ricerca, innovazione e diagnosi precoce devono entrare in una strategia capace di accompagnare le persone prima e durante i percorsi di cura.
«La sfida è passare da una sanità che interviene prevalentemente quando la malattia si manifesta a un sistema che sappia anticiparla, intercettare precocemente i bisogni e accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura. Per farlo occorrono una visione di lungo periodo, investimenti mirati e una collaborazione responsabile tra tutti gli attori del sistema. La prevenzione rappresenta una delle leve fondamentali per garantire, insieme, il diritto alla salute e la sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale», ha concluso Liris.
Il messaggio che arriva dall’incontro romano è soprattutto una proposta di cambio di orizzonte nella valutazione delle politiche sanitarie: considerare gli effetti nel tempo, anziché fermarsi al costo immediato degli interventi. Una prospettiva che, per tradursi in scelte operative, richiede obiettivi e criteri di misurazione definiti dalla programmazione pubblica.