La vicenda del professor Franco Marinangeli arriva nell’Aula del Senato. A portarla all’attenzione nazionale è il senatore aquilano Guido Quintino Liris, intervenuto in difesa del docente dell’Università dell’Aquila finito al centro delle contestazioni di Sinistra Italiana e dell’Unione Giovani di Sinistra (UGS). Un intervento accompagnato da un messaggio netto: la scienza non può diventare ostaggio delle ideologie.

La polemica nasce da alcune immagini di una lezione universitaria dedicate al sistema israeliano di gestione delle emergenze sanitarie. Secondo le organizzazioni che hanno sollevato il caso, il professore avrebbe utilizzato l’insegnamento per esprimere posizioni favorevoli allo Stato di Israele e al governo di Benjamin Netanyahu.

Una ricostruzione che, però, ha incontrato la risposta dell’Università dell’Aquila, intervenuta per chiarire il contesto delle immagini contestate. L’Ateneo ha definito «parziale e fuorviante» la rappresentazione dell’accaduto diffusa sui social.

Lo stesso Marinangeli ha respinto le accuse, rivendicando il carattere esclusivamente sanitario della lezione e chiedendo scuse formali.

Liris porta il caso Marinangeli in Senato

La presa di posizione di Guido Quintino Liris assume un significato particolare perché trasferisce nell’Aula di Palazzo Madama una controversia nata all’interno dell’Università dell’Aquila e rapidamente diventata un confronto politico.

Nel video pubblicato sui suoi canali social, il senatore interviene in Aula sulla vicenda che coinvolge il professore aquilano. La registrazione è accompagnata dalla frase «La scienza non può essere ostaggio delle ideologie: solidarietà a Marinangeli», che sintetizza il messaggio con cui viene presentato il suo intervento.

Al centro della posizione di Liris c’è la necessità di difendere l’autonomia dell’attività scientifica e il lavoro di un professionista sanitario dalle letture esclusivamente politiche.

La questione riguarda un principio che supera il singolo episodio: illustrare un’esperienza clinica o un modello di organizzazione sanitaria adottato in un Paese non significa necessariamente condividerne le scelte politiche o militari.

Una distinzione particolarmente importante quando si affronta il caso di Israele, il cui governo è al centro di un acceso dibattito internazionale per le operazioni militari nella Striscia di Gaza e per le conseguenze sulla popolazione civile.

Il dissenso rispetto alle politiche di un governo è pienamente legittimo. Ma attribuire un significato politico all’esposizione di contenuti scientifici richiede elementi concreti e una ricostruzione completa di quanto effettivamente avvenuto.

L’intervento di Liris pone così la questione della tutela della reputazione professionale di un docente, soprattutto quando le accuse vengono rilanciate pubblicamente prima che il contenuto della lezione sia stato chiarito.

Guarda l’intervento di Guido Quintino Liris in Senato

Le accuse di Sinistra Italiana e UGS

La controversia è scoppiata dopo la circolazione di fotografie e testimonianze relative a una lezione tenuta dal professor Franco Marinangeli nell’ambito dell’insegnamento di Emergenza e Anestesiologia.

A sollevare le contestazioni sono state Sinistra Italiana L’Aquila e l’Unione Giovani di Sinistra.

Le organizzazioni hanno denunciato la presenza di immagini riferite a Israele, tra cui la bandiera nazionale e una fotografia di Benjamin Netanyahu, sostenendo che durante la lezione sarebbero stati espressi giudizi favorevoli al governo israeliano.

Sinistra Italiana ha chiesto al rettore dell’Università, alla direzione del dipartimento e all’Ordine dei Medici di valutare quanto accaduto.

Si tratta di contestazioni che hanno immediatamente assunto una dimensione pubblica, anche per la sensibilità del tema e per il contesto internazionale nel quale sono maturate.

Il diritto degli studenti e delle organizzazioni politiche a criticare ciò che viene insegnato è fuori discussione. Diverso, però, è il peso di un’accusa di propaganda rivolta a un professore universitario.

Un’accusa del genere non può essere valutata soltanto attraverso fotografie isolate o interpretazioni diffuse sui social.

Ed è proprio sulla ricostruzione dei fatti che è intervenuto l’Ateneo aquilano.

L’Università dell’Aquila chiarisce: le slide riguardavano un progetto sanitario

La risposta dell’Università ha introdotto un elemento decisivo nella vicenda.

Secondo quanto chiarito dall’Ateneo, le immagini contestate si riferivano al progetto “Abruzzo 2020 Sanità Sicura”, sviluppato nell’ambito di un accordo di cooperazione sociosanitaria tra Regione Abruzzo e Stato di Israele.

L’intesa risaliva al 2013 ed era stata sottoscritta dall’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e da Benjamin Netanyahu, alla presenza di Gianni Letta.

Il progetto, concluso nel 2016, riguardava la riorganizzazione del sistema regionale di emergenza-urgenza.

È dunque all’interno di un’esperienza di cooperazione sanitaria realmente avvenuta che si collocavano le immagini presentate durante la lezione.

L’Ateneo ha ritenuto quei riferimenti pertinenti agli argomenti del corso, prendendo le distanze dall’interpretazione secondo cui il materiale avrebbe avuto necessariamente una finalità propagandistica.

L’Università è intervenuta anche sull’espressione “territori occupati”, presente in una delle slide, chiarendo che il riferimento riguardava i territori occupati illegalmente da Israele, nel quadro delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

La conclusione dell’Ateneo è stata netta nel giudizio sulla rappresentazione pubblica della vicenda: le immagini circolate online, accompagnate da testi che ne modificavano il significato, avrebbero restituito una ricostruzione «parziale e fuorviante».

Un chiarimento che non impedisce di discutere nel merito una lezione universitaria, ma che impone di considerare i fatti prima di formulare giudizi definitivi.

Marinangeli respinge le accuse: «Non ho mai citato nulla di politico»

A intervenire direttamente è stato anche il professor Franco Marinangeli.

Il 15 ottobre, parlando con l’ANSA, il docente ha contestato le accuse rivoltegli e ha spiegato di aver illustrato agli studenti il modello israeliano di organizzazione delle maxiemergenze sanitarie.

«Non ho mai citato nulla di politico», ha dichiarato il professore.

Una replica che va al centro della controversia: la differenza tra l’analisi di un sistema di emergenza e l’espressione di un orientamento politico.

Marinangeli ha inoltre ricordato il proprio coinvolgimento nelle attività di coordinamento sanitario che hanno consentito il trasferimento in Abruzzo di pazienti provenienti da Kiev e dalla Striscia di Gaza.

Il professore ha chiesto scuse formali per quelle che ritiene essere false rappresentazioni del proprio operato.

La sua posizione non esclude la possibilità che una lezione venga criticata. Chiede, piuttosto, che il giudizio sia fondato su ciò che è stato effettivamente insegnato e non su significati attribuiti successivamente a singole immagini.

L’impegno sanitario e l’assistenza ai pazienti provenienti da Gaza

Nel dibattito sul caso Marinangeli emerge anche un elemento concreto della sua attività professionale.

Nel novembre 2025, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila arrivò un paziente proveniente dalla Striscia di Gaza con gravi traumi, nell’ambito di un’operazione di assistenza umanitaria.

In quell’occasione lo stesso Guido Quintino Liris aveva riconosciuto pubblicamente il contributo del professore alle attività di coordinamento sanitario.

Un precedente che merita di essere ricordato non per attribuire automaticamente ragione al docente nella controversia attuale, ma per restituire il contesto della sua attività professionale.

L’assistenza medica ai pazienti provenienti da territori di guerra rappresenta infatti un impegno concreto che non può essere ricondotto automaticamente alle appartenenze o alle contrapposizioni politiche.

Per un medico, studiare l’organizzazione delle emergenze e contribuire alla cura delle vittime di un conflitto sono attività che rispondono a esigenze professionali e umanitarie.

È una distinzione che dovrebbe conservare il proprio valore anche nei momenti di maggiore tensione politica.

Una lezione di medicina non può diventare un processo politico

Il caso Marinangeli solleva una questione che va ben oltre l’Università dell’Aquila.

La libertà di insegnamento non mette un docente al riparo dalle critiche, ma richiede che le contestazioni siano fondate su elementi verificabili.

Gli studenti hanno il diritto di dissentire, porre domande e chiedere spiegazioni. Le organizzazioni politiche possono denunciare comportamenti che ritengono inappropriati e sollecitare verifiche da parte delle istituzioni competenti.

Allo stesso tempo, chi formula pubblicamente accuse così delicate ha la responsabilità di distinguere i fatti dalle interpretazioni.

Nel caso specifico, l’Università dell’Aquila ha fornito una spiegazione precisa della provenienza delle slide e del loro collegamento con il programma didattico.

Marinangeli ha respinto le contestazioni, mentre Guido Quintino Liris ha scelto di intervenire in Senato per esprimere pubblicamente la propria solidarietà al professore.

La discussione, naturalmente, può continuare. Ma dovrebbe ripartire da questi elementi, senza confondere il giudizio sul governo israeliano con quello sull’attività professionale di un docente universitario.

C’è una differenza sostanziale tra contestare una scelta didattica e trasformare una fotografia estrapolata da una lezione in un’accusa politica.

Difendere Marinangeli, alla luce dei chiarimenti forniti dall’Ateneo, significa innanzitutto difendere il diritto di ogni docente a essere giudicato per ciò che ha effettivamente detto e insegnato.

È su questo principio, prima ancora che sulle appartenenze politiche, che dovrebbe misurarsi il confronto.


Fonti e approfondimenti