Dallo studio delle stelle alla fisica delle particelle, passando per i terremoti, il cambiamento climatico e la biodiversità d’alta quota. Il Gran Sasso è molto più di una delle montagne simbolo dell’Abruzzo: è un luogo nel quale si incontrano alcune delle più importanti attività di ricerca scientifica del territorio. A raccontare questo patrimonio sarà la conferenza pubblica “Il Gran Sasso, un sito di ricerca scientifica”, in programma mercoledì 11 novembre 2026, dalle 9:30 alle 13:45, al Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’Aquila.
L’iniziativa è promossa dall’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dal Giardino Botanico Alpino di Campo Imperatore dell’Università degli Studi dell’Aquila, con il patrocinio del Comune dell’Aquila nell’anno della Capitale italiana della Cultura 2026.
L’obiettivo è far conoscere al pubblico la varietà delle ricerche condotte nell’area del Gran Sasso, mettendo a confronto studiosi, istituzioni e cittadini. Un’occasione pensata anche per avvicinare i giovani alle discipline scientifiche, alle opportunità di formazione e alle professioni legate alla ricerca.
Il Gran Sasso come laboratorio naturale: dalla Terra all’Universo
Quando si parla del Gran Sasso, il pensiero corre soprattutto alle sue vette, ai paesaggi di Campo Imperatore e al patrimonio ambientale custodito nel Parco nazionale. Ma la montagna ospita anche infrastrutture e luoghi di ricerca che permettono di studiare fenomeni molto diversi tra loro.
Nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, la ricerca si concentra sulla fisica delle particelle, mentre a Campo Imperatore le osservazioni astronomiche sfruttano le caratteristiche dell’alta quota e la qualità del cielo notturno.
Lo stesso ambiente montano offre condizioni particolarmente interessanti per comprendere l’evoluzione del clima, osservare gli ecosistemi d’altitudine e monitorare la biodiversità.
A queste attività si affiancano gli studi geologici e geofisici, che consentono di approfondire la conoscenza del territorio e dei fenomeni naturali che lo interessano.
La conferenza dell’11 novembre nasce proprio dalla volontà di mettere in relazione queste discipline, mostrando come una stessa montagna possa essere contemporaneamente un osservatorio dell’Universo, un laboratorio per le scienze della Terra e un ambiente privilegiato per la ricerca biologica.
Terremoti, acque e clima: le ricerche dedicate al territorio
La mattinata sarà moderata da Stefano Dascoli, responsabile della redazione aquilana del Centro.
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Fabio Graziosi, rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, e di Annamaria Cimini, direttrice del Dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente (MESVA) dell’Ateneo.
Dopo una breve introduzione, prenderà il via la sessione dedicata alla ricerca e alla cultura scientifica, con sette interventi che offriranno prospettive differenti sul Gran Sasso.
Uno dei primi argomenti riguarderà il rapporto tra eventi sismici e acque, approfondito da Gaetano De Luca, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione dell’Aquila.
Un ambito di studio particolarmente significativo per un territorio nel quale la conoscenza dei fenomeni geologici riveste un ruolo importante anche nella comprensione dei rischi naturali.
Al clima sarà invece dedicato l’intervento di Gabriele Curci, del CETEMPS dell’Università dell’Aquila, che esaminerà l’andamento delle condizioni climatiche del Gran Sasso nell’ultimo mezzo secolo.
Cinquant’anni di osservazioni rappresentano un riferimento prezioso per comprendere come siano cambiate nel tempo le caratteristiche ambientali della montagna e quali fenomeni possano essere analizzati attraverso le serie di dati raccolti.
Dai Laboratori del Gran Sasso alla Stazione astronomica di Campo Imperatore
Un’altra parte dell’incontro sarà dedicata alle grandi istituzioni scientifiche presenti sul territorio aquilano.
Paola Inverardi, rettrice del Gran Sasso Science Institute (GSSI), illustrerà le attività di ricerca della scuola superiore universitaria legate al territorio.
A seguire, Ezio Previtali, direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, accompagnerà il pubblico nel mondo della fisica delle particelle.
L’intervento consentirà di conoscere più da vicino il lavoro svolto nel grande laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, una delle infrastrutture scientifiche che hanno contribuito a dare al territorio aquilano un ruolo riconosciuto nella ricerca internazionale.
Dal sottosuolo lo sguardo si sposterà poi verso il cielo.
Mauro Dolci, direttore dell’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo dell’INAF, ripercorrerà sessant’anni di attività della Stazione Osservativa di Campo Imperatore.
La struttura rappresenta un importante punto di riferimento per l’astronomia, grazie alla posizione in quota e alle condizioni di oscurità del cielo che favoriscono le osservazioni scientifiche.
La storia della stazione sarà anche un’occasione per ricordare come il Gran Sasso abbia contribuito, nel corso dei decenni, allo sviluppo di attività di ricerca molto diverse da quelle tradizionalmente associate alla montagna.
Biodiversità d’alta quota e vent’anni di studi sul Fringuello alpino
Il programma dedicherà spazio anche alle scienze naturali e allo studio degli ambienti montani.
Loretta Pace, responsabile scientifica del Giardino Botanico Alpino di Campo Imperatore dell’Università dell’Aquila, illustrerà le attività di ricerca svolte in un giardino botanico d’alta quota.
Si tratta di un contesto nel quale lo studio delle specie vegetali consente di approfondire la conoscenza della flora montana e delle sue caratteristiche, contribuendo alla conservazione e alla valorizzazione della biodiversità.
Un altro intervento riguarderà invece il Fringuello alpino, specie di uccello legata agli ambienti d’alta quota.
A parlarne sarà Eliseo Strinella, del Reparto Carabinieri Biodiversità dell’Aquila, che presenterà il lavoro condotto in vent’anni di monitoraggio.
L’attenzione verso questa specie rappresenta uno degli esempi di come la ricerca sul campo possa contribuire alla conoscenza degli ecosistemi montani attraverso osservazioni prolungate nel tempo.
Dalla geologia all’ornitologia, il programma restituirà così un quadro della varietà delle attività scientifiche che trovano sul Gran Sasso condizioni particolarmente favorevoli.
Ricercatori e istituzioni a confronto sul futuro del Gran Sasso
La parte conclusiva della conferenza sarà dedicata a una tavola rotonda tra il mondo della ricerca e le istituzioni del territorio.
Accanto ai relatori scientifici parteciperanno rappresentanti del Comune dell’Aquila, del Consiglio regionale dell’Abruzzo, del Centro Turistico del Gran Sasso, del Club Alpino Italiano - Sezione dell’Aquila e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
L’incontro offrirà l’opportunità di discutere possibili forme di collaborazione e iniziative per valorizzare il patrimonio scientifico, naturale e culturale della montagna.
Il confronto avrà dunque una prospettiva che va oltre la presentazione delle singole ricerche: mettere in comunicazione chi studia quotidianamente il Gran Sasso con le istituzioni che operano sul territorio.
Un dialogo nel quale potranno trovare spazio anche le opportunità educative e divulgative, particolarmente importanti per rendere le conoscenze scientifiche accessibili a un pubblico più ampio.
Conferenza gratuita e aperta a tutti: come partecipare
L’appuntamento è fissato per mercoledì 11 novembre 2026, dalle ore 9:30 alle 13:45, al Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’Aquila.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti: cittadini, studenti, insegnanti, ricercatori, professionisti, appassionati di scienza e cultura e rappresentanti degli organi di informazione.
Gli organizzatori consigliano di effettuare la registrazione attraverso i canali ufficiali dell’evento.
Per gli studenti universitari dell’Area Ambientale, la partecipazione al convegno dà diritto al riconoscimento di 0,5 CFU di tipologia F.
Il programma completo e le informazioni per la partecipazione sono disponibili sulla pagina ufficiale della conferenza.
Per ulteriori chiarimenti sull’organizzazione è possibile contattare Chiara Badia, all’indirizzo chiara.badia@inaf.it.
La conferenza rappresenterà un’occasione per conoscere da vicino una parte del patrimonio scientifico aquilano che spesso rimane poco visibile al di fuori degli ambienti della ricerca.
Un patrimonio che appartiene al Gran Sasso quanto le sue vette e i suoi paesaggi, e che nell’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura trova una nuova occasione per essere raccontato e condiviso con la città.