Undici operatori portati in salvo con un elicottero, mezzi rimasti in quota e un nuovo fronte di preoccupazione sopra Bagnaturo. Il 30 agosto il vento ha di nuovo complicato l’incendio del Monte Morrone, rendendo necessaria l’evacuazione delle squadre impegnate nei pressi del Colle delle Vacche. Il recupero ha coinvolto sei militari del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila, tre volontari della Protezione civile e due vigili del fuoco: l’elicottero li ha trasportati al campo sportivo di Roccacasale, secondo il resoconto dell’ANSA del 30 agosto.

Il salvataggio segna un’altra giornata difficile per la Valle Peligna, mentre la Procura di Sulmona approfondisce l’origine e la gestione del rogo.

Il punto del 31 agosto 2026 è basato sui resoconti verificati fino alla sera del 30 agosto. Le condizioni sul terreno e il numero dei mezzi impiegati si riferiscono agli aggiornamenti indicati, non a una rilevazione in tempo reale.

Il salvataggio al Colle delle Vacche

La ricostruzione di ReteAbruzzo colloca l’intervento sul versante sopra Bagnaturo: un’accelerazione delle fiamme, alimentata dal vento, avrebbe chiuso le vie di sicurezza delle squadre. Il personale è stato evacuato dall’alto; al momento di quel resoconto non risultavano feriti.

I mezzi delle squadre sono rimasti sulla montagna. La cronaca locale li indicava ancora in quota, con una situazione da sorvegliare e senza un bilancio definitivo degli eventuali danni ai veicoli.

Nella serata del 30 agosto AbruzzoWeb riferiva inoltre preoccupazione per l’avvicinamento del fuoco a un’azienda pirotecnica e a un maneggio nell’area di Bagnaturo, oltre alla ricaduta di fuliggine. Due persone dello stesso nucleo familiare avevano scelto di lasciare volontariamente la propria abitazione: non era stata annunciata un’evacuazione generalizzata della frazione.

Dal cielo al sottobosco: come cambiano le operazioni

Il nuovo episodio è arrivato nella giornata del vertice di Roccacasale con Regione, Protezione civile e sindaci. La TGR Abruzzo, nel servizio del 30 agosto, descrive un maggiore ricorso alle squadre terrestri per raggiungere la combustione nel sottobosco, dove i lanci d’acqua da soli non riescono a risolvere tutti i focolai.

L’apertura degli accessi ha consentito agli operatori di arrivare in località Crocetta, sul versante di Roccacasale, e di lavorare dall’alto rispetto ad alcuni fronti. Il piano comprendeva anche interventi coordinati con gli elicotteri per bagnare la vegetazione vicina alle fiamme. L’evacuazione successiva mostra però quanto rapidamente possano venire meno le condizioni per lavorare a terra.

Il quadro serale riportato da AbruzzoWeb alle 20:47 del 30 agosto indica, per quella giornata sul Morrone, tre Canadair, un elicottero regionale, un elicottero pesante Erickson e oltre cento operatori tra vigili del fuoco, volontari e militari. Lo stesso aggiornamento riferisce di fiamme ancora attive e di un presidio notturno. È un dato riferito al 30 agosto, non l’elenco dei mezzi già confermati per il 31.

Perché gli annunci di spegnimento non chiudono il quadro

Tra le notizie degli ultimi giorni compaiono sia comunicazioni di spegnimento sia successive riprese. Per capire che cosa è successo bisogna leggerle in ordine cronologico, senza fermarsi al titolo di un aggiornamento ormai superato.

Il 27 agosto la TGR segnalava la riattivazione di focolai nel sottobosco di Roccacasale, favorita dalle raffiche calde quando la bonifica sembrava prossima alla conclusione. Il 29 agosto, un successivo servizio della stessa testata descriveva il fronte nuovamente avanzato da Roccacasale verso Pratola Peligna. Il salvataggio del giorno seguente si inserisce in questa sequenza.

Il precedente approfondimento di L’AquilaOra del 20 agosto resta consultabile per ricostruire la prima fase delle operazioni e il confronto sui sistemi di allerta. Le cifre e le condizioni riportate allora si riferiscono a quella data.

Gli accertamenti della Procura di Sulmona

Il 30 agosto il procuratore Luciano D’Angelo ha effettuato un sopralluogo in quota. La TGR riferisce di un’inchiesta contro ignoti; AbruzzoWeb segnala approfondimenti sulla gestione dell’emergenza, sulla continuità degli interventi aerei e sulle attività successive all’incendio del 2017.

Si tratta di accertamenti, non di responsabilità già dimostrate. Nelle fonti verificate non è indicata una conclusione giudiziaria sull’origine del rogo o su eventuali omissioni. Anche il confronto sui residui vegetali lasciati dopo il 2017 resta aperto: alle critiche di Maurizio Scelli ha replicato Luciano D’Alfonso, sostenendo che quelle scelte rispondessero a criteri scientifici di gestione post-incendio.

Nel resoconto di ReteAbruzzo sul sopralluogo, il presidente Marco Marsilio difende il coordinamento delle operazioni e richiama il ruolo dei cambiamenti del vento. Lo stesso articolo riporta circa 400 ettari di bosco bruciati e 4,6 milioni di euro per i mezzi aerei: sono cifre di cronaca del 30 agosto, da non presentare come una perimetrazione certificata o come il consuntivo complessivo dei danni.

Aria, prevenzione e ripristino: le richieste dal territorio

Il dibattito riguarda anche il dopo-incendio e le condizioni delle comunità esposte ai fumi. In un intervento pubblicato il 30 agosto, il consigliere regionale Antonio Di Marco chiede una verifica della macchina antincendio, una diffusione più capillare dei dati ARTA sulla qualità dell’aria e un piano di ripristino ambientale e sostegno alle attività colpite.

Sono richieste politiche da distinguere dai risultati delle misurazioni: non consentono, da sole, di affermare superamenti dei limiti dell’aria o specifici rischi sanitari. Il punto fermo dell’ultimo quadro serale resta invece operativo: dopo le nuove fiamme e il recupero degli undici operatori, l’emergenza del Morrone non risultava conclusa.