Undici giorni di fuoco, un fronte che ha impegnato centinaia di uomini e mezzi nel corso dell’emergenza e una montagna sulla quale le operazioni non possono ancora considerarsi concluse. L’incendio del Monte Morrone, sviluppatosi dal 9 agosto tra i territori di Roccacasale, Corfinio e Popoli Terme, continua a rappresentare uno dei fronti più delicati dell’emergenza incendi che sta interessando l’Abruzzo.
All’imponente macchina dello spegnimento, che nelle diverse fasi ha visto lavorare Vigili del Fuoco, Protezione civile, volontari, Carabinieri, Forze dell’Ordine, Parco nazionale della Maiella ed Esercito, si è aggiunto nelle ultime ore un secondo tema: quello dell’informazione pubblica e del sistema regionale di previsione del rischio.
A sollevarlo è stato Antonio Di Marco, vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Infrastrutture del Consiglio regionale, che ha contestato l’assenza sul portale del Centro Funzionale d’Abruzzo di aggiornamenti specificamente dedicati all’incendio in corso e ha posto il problema del funzionamento del sistema di prevenzione e comunicazione.
La verifica dei documenti pubblici, tuttavia, restituisce un quadro che richiede di distinguere due aspetti: la previsione del rischio di innesco e l’informazione sull’evoluzione di un incendio già attivo non sono la stessa cosa. E proprio i bollettini ufficiali mostrano che, alla vigilia dell’inizio del rogo, una previsione di rischio era stata pubblicata.
Il Morrone brucia dal 9 agosto
L’incendio viene fatto risalire al 9 agosto e ha progressivamente interessato un territorio particolarmente complesso, tra la provincia dell’Aquila e quella di Pescara.
Le condizioni del terreno, l’estensione del fronte e la difficoltà di raggiungere alcune aree hanno reso necessario un intervento prolungato sia da terra sia dal cielo. Già il 15 agosto, TGR Abruzzo riferiva di circa 190 ettari di bosco interessati dalle fiamme, un dato fotografato in quella fase dell’emergenza e non assimilabile a un bilancio definitivo della superficie complessivamente percorsa dal fuoco.
La situazione si è fatta particolarmente delicata nei pressi di Roccacasale. Il 19 agosto le fiamme sono arrivate a circa 500 metri dalle prime abitazioni, dopo che nelle ore precedenti era stata valutata anche l’ipotesi di un’evacuazione precauzionale, successivamente rientrata.
Per mettere in sicurezza il paese, gli allevamenti e le aree boschive circostanti sono state realizzate linee tagliafuoco, utilizzando anche un grande mezzo apripista dell’Esercito arrivato da Roma.
A Pratola Peligna è stato inoltre attivato il Centro Operativo Comunale, in via precauzionale rispetto alla possibile evoluzione del fronte sulla parte di montagna ricadente nel territorio comunale.
Quattro Canadair e decine di uomini sul fronte
Il dispositivo impegnato sul Morrone è cambiato più volte nel corso dei giorni, sia per l’evoluzione dell’incendio sia per la disponibilità dei mezzi.
Nell’ultimo aggiornamento ufficiale diffuso dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, relativo alle operazioni del 19 agosto, risultavano impegnati sul fronte tra Roccacasale, Corfinio e Popoli 51 Vigili del Fuoco, supportati dai lanci di quattro Canadair e dell’elicottero pesante S-64 “Cochise”.
Una ricostruzione pubblicata nelle stesse ore da Il Capoluogo ha parlato invece di circa cento Vigili del Fuoco considerando complessivamente il personale impegnato sul campo e quello operativo dai Comandi. Le due cifre non descrivono necessariamente lo stesso perimetro: il dato ufficiale del Corpo quantifica il personale direttamente indicato sul fronte del Morrone in quello specifico aggiornamento, mentre il numero più alto comprende un dispositivo più ampio.
Alle operazioni hanno partecipato inoltre le squadre della Protezione civile regionale, con uomini e mezzi a terra, mentre nel corso delle varie giornate si sono alternati elicotteri della flotta regionale e mezzi aerei nazionali.
Il presidente della Regione Marco Marsilio, durante un sopralluogo a Roccacasale insieme al sindaco Enrico Pace e al direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile Maurizio Scelli, ha ribadito che “la situazione richiede ancora la massima attenzione”, assicurando la permanenza del dispositivo fino al superamento dell’emergenza.
Il ruolo dell’Esercito e le linee tagliafuoco
La sola azione dall’alto non è stata sufficiente. La conformazione del Morrone e l’impossibilità di raggiungere agevolmente alcune porzioni del fronte hanno reso decisivo il lavoro a terra.
Il 18 agosto è arrivato da Roma un New Holland D180, grande mezzo apripista dell’Esercito impiegato con il supporto operativo del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila. Il suo compito è stato quello di aprire e ampliare strade e fasce tagliafuoco, creando discontinuità nella vegetazione per rallentare o impedire l’avanzata delle fiamme.
L’intervento ha permesso di rafforzare la protezione dell’abitato di Roccacasale, degli allevamenti e delle zone boschive circostanti.
La scelta di affiancare i mezzi terrestri agli interventi aerei era stata illustrata dallo stesso Marsilio durante il vertice operativo di Popoli Terme. Il presidente aveva sottolineato come, davanti a un incendio di queste caratteristiche, l’azione degli elicotteri e dei Canadair non potesse sostituire il lavoro necessario per interrompere fisicamente la continuità del combustibile sul terreno.
Le avarie che hanno complicato l’emergenza
La lotta agli incendi abruzzesi è stata resa più difficile anche da una serie di problemi tecnici ai mezzi aerei.
Il 16 agosto, secondo quanto riferito dall’ANSA, quattro dei sette velivoli impegnati sui diversi fronti regionali erano rimasti temporaneamente fuori servizio per avarie. Alcuni mezzi erano poi tornati operativi nel corso della giornata.
Il giorno successivo il dispositivo era stato nuovamente rafforzato con mezzi assegnati dal Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento nazionale della Protezione civile.
Anche il 19 agosto sono state segnalate nuove difficoltà, con due Canadair fermati per avaria nel corso delle operazioni. Nonostante questi inconvenienti, durante la giornata il dispositivo sul Morrone è tornato a poter contare complessivamente su quattro Canadair e sui mezzi ad ala rotante.
Si tratta di un elemento importante nella ricostruzione dell’emergenza: la durata dell’incendio non può essere letta esclusivamente attraverso il numero dei velivoli presenti, perché sull’efficacia dello spegnimento incidono accessibilità del terreno, vento, ripartenza dei focolai, condizioni della vegetazione, disponibilità dei mezzi e possibilità di intervenire direttamente da terra.
Di Marco: “Non basta indicare una previsione di suscettività all’innesco”
È su un altro versante, quello dell’informazione, che si concentra l’intervento di Antonio Di Marco.
Il vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Infrastrutture sostiene che sulla pagina pubblica del Centro Funzionale regionale non sia stata data un’informazione adeguata sull’incendio del Morrone durante i suoi undici giorni di evoluzione.
Secondo Di Marco, “non basta indicare una previsione di suscettività all’innesco” quando un incendio è già in corso e assume dimensioni rilevanti. Il consigliere chiede quindi di approfondire le modalità attraverso le quali sono stati assicurati gli aggiornamenti alla popolazione.
“La pubblicazione di dati e informazioni non è un elemento secondario”, afferma ancora Di Marco, collegando la comunicazione pubblica alla capacità complessiva del sistema di prevenzione e protezione.
La contestazione riguarda quindi due momenti distinti: da una parte ciò che sarebbe stato comunicato prima dell’incendio, dall’altra l’assenza, a suo giudizio, di un flusso pubblico sufficientemente chiaro sull’andamento del rogo una volta iniziata l’emergenza.
Ma alla vigilia del rogo il bollettino indicava rischio medio
Su questo punto i documenti ufficiali consentono una precisazione importante.
Il Centro Funzionale d’Abruzzo aveva effettivamente pubblicato un bollettino di previsione incendi prima del 9 agosto.
Il documento, emesso alle 15.22 dell’8 agosto, indicava per il giorno successivo una suscettività media all’innesco nella provincia dell’Aquila. Lo stesso livello era previsto per Pescara e Chieti, mentre per Teramo la suscettività risultava bassa.
La previsione per il 10 agosto manteneva il livello medio sia per L’Aquila sia per Pescara.
Già il bollettino precedente, pubblicato il 7 agosto, indicava inoltre per il 9 agosto una suscettività media nella provincia dell’Aquila.
Non sarebbe quindi corretto concludere, sulla base della documentazione pubblicamente disponibile, che prima dell’incendio non esistesse alcuna indicazione di rischio. Esisteva ed era classificata al livello intermedio previsto dal sistema regionale.
Resta invece aperta una questione differente, che è quella posta da Di Marco sulla comunicazione pubblica durante l’incendio e sulla facilità con cui un cittadino possa trovare informazioni aggiornate relative a un evento specifico di lunga durata.
Cosa significa realmente “suscettività media”
C’è poi un elemento tecnico fondamentale per interpretare correttamente quei bollettini.
Il Centro Funzionale non assegna attraverso quelle previsioni un livello di gravità agli incendi già esistenti. Il documento valuta la suscettività all’innesco degli incendi boschivi su scala provinciale e per un determinato arco temporale.
Il sistema utilizza tre livelli: basso, medio e alto. Secondo la stessa documentazione regionale, una pericolosità media indica uno scenario nel quale un eventuale incendio richiede una risposta rapida ed efficace del sistema di lotta attiva.
Questo significa che leggere “medio” nel bollettino del 20 agosto non equivale a sostenere che l’incendio del Morrone sia di media gravità. Il dato esprime la probabilità e le condizioni favorevoli all’innesco di nuovi incendi sull’intera provincia, non l’estensione, la potenza o il grado di controllo di un fronte già attivo.
È una distinzione essenziale anche per valutare correttamente la polemica politica.
Per il 20 agosto, ad esempio, il portale AllarMeteo indica suscettività media per la provincia dell’Aquila e bassa per quella di Pescara, mentre l’incendio del Morrone interessa un territorio a cavallo proprio delle due province e continua a richiedere un dispositivo straordinario.
Non c’è una contraddizione tecnica tra i due dati: misurano fenomeni differenti.
Centro Funzionale e SOUP: due funzioni da distinguere
Anche il funzionamento della macchina regionale richiede una distinzione.
Il Centro Funzionale d’Abruzzo costituisce il sistema regionale di allertamento e svolge attività di raccolta e monitoraggio dei dati, previsione degli scenari di rischio, allertamento e supporto decisionale alla Protezione civile.
La lotta attiva agli incendi boschivi si inserisce però in un’organizzazione più ampia.
Con l’ordinanza del 22 giugno 2026, il presidente della Regione aveva dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio abruzzese dal 22 giugno al 15 ottobre.
La Campagna AIB 2026 è formalmente attiva dal 6 luglio al 13 settembre, salvo modifiche, e prevede l’operatività della Sala Operativa Unificata Permanente, la SOUP, presso l’Agenzia regionale di Protezione civile.
Alla struttura collaborano Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, personale dell’Agenzia regionale e organizzazioni di volontariato convenzionate.
Di conseguenza, l’eventuale insufficienza della comunicazione visibile sul portale pubblico del Centro Funzionale e l’effettivo funzionamento della macchina operativa antincendio sono questioni collegate, ma non possono essere considerate automaticamente coincidenti.
È possibile discutere se le informazioni destinate ai cittadini siano state abbastanza tempestive, visibili e dettagliate senza dedurne, soltanto da questo elemento, che sia mancata l’attivazione delle strutture operative.
Un rischio riconosciuto già dal 22 giugno
Un altro punto sul quale i documenti sono chiari è che la stagione 2026 era stata individuata preventivamente come particolarmente delicata.
Lo stato di grave pericolosità era stato formalmente dichiarato su tutto l’Abruzzo già il 22 giugno, con una serie di divieti e prescrizioni nelle aree boscate.
La Regione aveva quindi riconosciuto in anticipo la necessità di rafforzare prevenzione e capacità di intervento durante la stagione estiva.
Questo dato dà consistenza alla domanda politica posta da Di Marco sulla qualità dell’informazione e sull’efficacia complessiva della prevenzione, ma non dimostra da solo responsabilità nella nascita o nella durata dell’incendio. Per arrivare a una valutazione di questo tipo sarebbero necessari dati tecnici sull’origine del rogo, sui tempi delle prime segnalazioni, sull’attivazione delle squadre, sulle condizioni meteorologiche e sull’evoluzione dei diversi fronti.
Sulle cause non ci sono ancora conclusioni da anticipare
Anche sull’origine dell’incendio è necessario mantenere distinti fatti e ipotesi.
Nel corso dell’emergenza abruzzese sono state avanzate valutazioni sull’elevata incidenza degli incendi di origine dolosa. Per il rogo del Morrone, però, dalle fonti istituzionali esaminate non emerge al momento una conclusione investigativa definitiva che consenta di attribuire con certezza una causa specifica.
Le valutazioni generali sul fenomeno degli incendi dolosi in Abruzzo non possono quindi essere automaticamente trasferite a questo singolo episodio fino a quando gli accertamenti non avranno fornito elementi conclusivi.
L’emergenza operativa e la questione dell’informazione
A undici giorni dall’inizio del rogo, restano dunque aperti due piani differenti.
Il primo è quello dell’emergenza sul terreno. Sul Morrone continuano a operare uomini e mezzi in un territorio impervio, dopo giorni nei quali le fiamme si sono avvicinate agli abitati e hanno richiesto Canadair, elicotteri, squadre a terra e perfino l’impiego di un mezzo pesante dell’Esercito per realizzare linee tagliafuoco.
Il secondo riguarda l’informazione pubblica. I documenti consultabili dimostrano che una previsione di rischio medio era stata emessa prima dell’incendio, ma resta legittimo interrogarsi sulla capacità del sistema regionale di rendere immediatamente accessibili ai cittadini aggiornamenti specifici e continuativi quando un incendio è ormai in corso da molti giorni.
Stabilire se vi siano state responsabilità, ritardi o carenze organizzative richiederà però elementi ulteriori rispetto alla sola consultazione della pagina web del Centro Funzionale.
Per ora il dato più concreto rimane quello che arriva dal Morrone: l’incendio non è ancora un capitolo chiuso. E mentre Vigili del Fuoco, Protezione civile, volontari ed Esercito continuano il lavoro sul campo, la ricostruzione di ciò che ha funzionato e di ciò che potrà essere migliorato dovrà poggiare sui documenti e sui dati dell’intera gestione dell’emergenza.