È una replica articolata e dai toni netti quella diffusa dai capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale in risposta alla conferenza stampa tenuta dal Partito Democratico aquilano sul tema di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
A intervenire sono Leonardo Scimia (Fratelli d’Italia), Alessandro Maccarone (L’Aquila Protagonista), Daniele Ferella (Lega), Fabio Frullo (Udc) e Daniele D’Angelo (Forza Italia), che aprono la loro presa di posizione richiamando una celebre frase di Fabrizio De André:
«È noto che si dispensano buoni consigli se non si può più dare cattivo esempio».
Secondo i capigruppo, la citazione fotografa l’atteggiamento del Pd locale che, dopo anni di governo cittadino senza aver costruito un percorso strutturato per la città, tenterebbe oggi di impartire lezioni su partecipazione e visione culturale, a fronte di risultati definiti fallimentari.
Il riconoscimento e il cambio di fase
«Forse ci eravamo illusi – proseguono i capigruppo – ma ora appare evidente, dopo applausi di circostanza utili solo a mascherare una crescente frustrazione politica, il vero disagio: L’Aquila è tornata al centro dell’attenzione nazionale grazie a un solido percorso di rigenerazione che ha portato al riconoscimento di Capitale italiana della Cultura 2026».
Un risultato che, sottolineano, è stato raggiunto da quando il Pd non amministra più la città, o «forse proprio perché non la amministra più».
Vengono richiamate la cerimonia inaugurale, la presenza delle massime istituzioni dello Stato e l’attenzione dei media nazionali e internazionali come elementi che avrebbero certificato una nuova stagione per la città. Un successo che, secondo la maggioranza, infastidirebbe una parte della sinistra locale, rimasta ancorata a una narrazione del passato.
Metodo, atti e risorse
Ampio spazio viene dedicato alla difesa del metodo seguito per la candidatura e l’attuazione del progetto L’Aquila 2026. I firmatari ricordano che il percorso nasce da una manifestazione d’interesse pubblica ed è stato costruito attraverso atti formali, passaggi amministrativi trasparenti, deliberazioni di Giunta e di Consiglio, un dossier pubblico e un Comitato dei garanti che comprende anche rappresentanti dell’opposizione, istituzioni regionali, Usra, Usrc ed enti partner.
In questo contesto, parlare oggi di mancanza di trasparenza o di esclusione significherebbe, secondo la maggioranza, ignorare scientemente i fatti.
Sul piano finanziario vengono richiamati oltre 16 milioni di euro tra risorse ministeriali, fondi Restart, risorse comunali e contributi privati, definiti numeri chiari e tracciabili. Un investimento che, affermano i capigruppo, affianca alla ricostruzione materiale una strategia culturale di lungo periodo, respingendo l’idea di un’operazione effimera.
Le critiche al Pd e la difesa del sindaco
Nel comunicato si afferma che, mentre l’amministrazione lavora per costruire opportunità, reti, produzioni e strumenti duraturi, il Pd continuerebbe a muoversi con il solo obiettivo di ritagliarsi uno spazio mediatico, tentando di gettare ombre su un percorso che coinvolge istituzioni culturali, territori, operatori, giovani e comunità.
Viene inoltre criticato il tempismo delle polemiche, sollevate proprio mentre L’Aquila è sotto i riflettori per un riconoscimento definito storico.
I capigruppo intervengono anche sulle polemiche legate a un’intervista del sindaco, parlando di un tentativo strumentale di distorcerne il senso. Il primo cittadino avrebbe risposto con trasparenza, ricordando di aver giurato sulla Costituzione della Repubblica e di credere fermamente nei suoi valori, sottolineando come la fiducia degli aquilani sia stata espressa nelle urne elettorali.
Secondo la maggioranza, le polemiche attuali mirerebbero a spostare l’attenzione dal merito delle cose e dal successo di un percorso che sta restituendo visibilità e credibilità alla città.
Il commento editoriale
Come storicamente accade nella vita politica aquilana, ogni cambio di fase amministrativa è accompagnato da una lettura fortemente critica da parte dell’opposizione di turno. È una dinamica ricorrente, che si ripete indipendentemente dagli schieramenti e che spesso tende a spostare il confronto dal merito dei risultati al terreno dello scontro narrativo.
Nel caso di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, questa dinamica emerge con particolare evidenza. Al di là delle legittime differenze di visione e delle valutazioni politiche, risulta oggettivamente complesso demonizzare un percorso che ha prodotto un riconoscimento nazionale, risorse dedicate, attenzione mediatica e un coinvolgimento istituzionale ampio. Elementi che, comunque la si pensi, rappresentano un beneficio concreto per l’intera comunità cittadina.
La critica politica resta uno strumento essenziale del confronto democratico quando è fondata e costruttiva. Tuttavia, negare in blocco la portata di un risultato che ha riportato L’Aquila al centro del dibattito culturale nazionale rischia di apparire più come una contrapposizione identitaria che come una valutazione basata sui fatti. Il riconoscimento di Capitale italiana della Cultura non risolve da solo i problemi strutturali della città, ma costituisce un’occasione reale, verificabile e misurabile.
In questo contesto, la sfida di L’Aquila 2026 travalica gli schieramenti politici. Non è una bandiera di parte, ma un passaggio che incide sull’immagine, sulle opportunità e sulle prospettive del territorio. È su questo piano che il dibattito pubblico è chiamato a misurarsi, distinguendo tra legittima critica politica e la difficoltà, storicamente ricorrente in questa città, di riconoscere che alcuni percorsi, pur nati sotto amministrazioni diverse, producono benefici per tutti.


