Un atto di citazione davanti alla Corte dei conti riporta al centro dell’attenzione la vicenda delle indennità riconosciute ai lavoratori dell’Ama e delle risorse trasferite dal Comune dell’Aquila alla società negli anni 2020 e 2021. A darne notizia sono il sindaco Pierluigi Biondi, le ex assessore Fausta Bergamotto e Carla Mannetti e l’allora amministratore unico dell’Azienda della mobilità aquilana Gianmarco Berardi.

Bergamotto è oggi sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, mentre Mannetti è consigliera regionale dell’Abruzzo.

La vicenda entra ora nella fase del giudizio davanti alla magistratura contabile: la notifica dell’atto di citazione non costituisce una decisione sulla responsabilità dei soggetti coinvolti, che sarà valutata dal collegio giudicante.

«Oggi abbiamo ricevuto la notifica di un atto di citazione dinanzi alla Corte dei conti relativo alla vicenda delle indennità riconosciute ai lavoratori dell’Azienda della mobilità aquilana e al trasferimento di risorse destinate alla società», affermano i quattro in una nota congiunta.

La vicenda delle differenze salariali in Ama

Il caso affonda le proprie radici nelle tensioni che attraversarono l’azienda tra il 2020 e il 2021.

All’interno di Ama esisteva una differenza nel trattamento economico tra una parte dei dipendenti assunti prima del 1999 e quelli entrati successivamente. La vertenza aveva dato origine anche a ricorsi davanti al giudice del lavoro, iniziative sindacali e confronti in Prefettura.

«La questione risale agli anni 2020 e 2021, in un momento particolarmente delicato per Ama a seguito dell’azzeramento della contrattazione di secondo livello a causa delle difficoltà economiche dell’azienda ereditate dalla precedente gestione. All’interno della società esisteva da tempo una significativa differenza di trattamento economico tra i lavoratori assunti prima del 1999 e quelli entrati in servizio successivamente. Il contenzioso sfociò anche in ricorsi davanti al giudice del lavoro e determinò uno stato di agitazione sindacale, con l’apertura di una procedura di raffreddamento presso la Prefettura e proteste clamorose che richiesero un deciso impegno istituzionale».

Nel marzo 2021 venne quindi sottoscritto un accordo per il riequilibrio salariale destinato alla platea aziendale, che all’epoca contava 125 addetti, 95 dei quali autisti.

L’intesa, però, non trovò l’adesione di tutte le sigle sindacali: fu raggiunta a maggioranza e sottoscritta da Cgil e Cisl, mentre Uil Trasporti e Faisa Cisal decisero di non firmarla e contestarono pubblicamente l’impostazione adottata.

È un elemento che va distinto dalla ricostruzione fornita oggi dai quattro interessati, secondo i quali il percorso fu sviluppato nell’ambito del confronto con le organizzazioni sindacali.

«Proprio nell’ambito di quel confronto, alla presenza e in pieno accordo con le organizzazioni sindacali, si arrivò alla definizione di un percorso volto a superare la sperequazione esistente tra i dipendenti e a garantire maggiore stabilità all’azienda. La procedura si concluse con un verbale di conciliazione e con la previsione di un fondo perequativo destinato a ridurre le differenze salariali e contestualmente a ottimizzare il servizio per le rinnovate esigenze dell’utenza e per fronteggiare l’emergenza Covid in atto. Si è trattato, in sostanza, di risorse che il Comune ha regolarmente e interamente trasferito nelle casse di Ama affinché la società potesse far fronte agli impegni presi con i propri dipendenti».

«Un procedimento accompagnato da valutazioni tecniche»

Biondi, Bergamotto, Mannetti e Berardi contestano l’idea che le decisioni siano state assunte esclusivamente dalla componente politica e richiamano invece il procedimento amministrativo e societario seguito in quei mesi.

«È fondamentale chiarire che le scelte della parte politica non furono assunte in modo isolato o estemporaneo: esse si inserirono in un procedimento amministrativo complesso, accompagnato da relazioni, istruttorie e valutazioni tecniche avallate da tutti i dirigenti che si sono succeduti alla guida del settore Partecipate dell’ente dall’inizio del 2020, e in un quadro nel quale erano intervenuti anche gli organi societari e il Consiglio comunale con propri indirizzi, la stessa documentazione richiamata nell’atto di citazione, infatti, dà conto di relazioni e proposte dell’amministratore unico, del collegio sindacale e del revisore unico, oltre che dell’attività degli uffici e dei consulenti».

I quattro richiamano anche il contesto sociale e sindacale nel quale maturarono le decisioni.

«In quel momento la politica aveva il dovere di dare risposte a una situazione concreta e molto delicata: c’erano impegni assunti nel confronto con i lavoratori, una forte tensione sindacale e la necessità di garantire la continuità e la serenità di un servizio pubblico essenziale per studenti, categorie deboli e fragili e anziani, nell’esclusivo interesse della comunità cittadina».

«Nessun beneficio personale»

Uno dei punti sui quali amministratori ed ex amministratori insistono riguarda la destinazione delle risorse oggetto della contestazione.

«Nessun amministratore ha tratto alcun beneficio personale da quelle decisioni, anzi: i fondi oggetto della contestazione sono stati destinati esclusivamente all’azienda. L’obiettivo era unicamente quello di affrontare un problema aziendale reale e di dare una risposta ai lavoratori, nel rispetto del percorso tecnico e istituzionale seguito in quei mesi».

La valutazione sulla legittimità delle scelte spetta ora alla Corte dei conti.

«Per questo viviamo con amarezza il fatto di essere oggi chiamati a rispondere personalmente di quelle scelte. Naturalmente sarà il collegio giudicante della Corte dei conti a valutare nel merito le singole posizioni e nelle sedi competenti faremo valere tutte le nostre ragioni ma riteniamo doveroso ricordare sin da ora il contesto nel quale quelle decisioni furono assunte, caratterizzato da forte conflittualità, e sostenuto da una pluralità di valutazioni tecniche e amministrative e senza alcun vantaggio personale per amministratori comunali e dirigenti».

I quattro esprimono infine preoccupazione anche per le eventuali conseguenze che, a loro giudizio, una conferma della contestazione potrebbe avere sull’accordo sindacale.

«Tra l’altro la tesi del procuratore con l’asserita illegittimità dell’accordo sindacale, se confermata, rischia di riaprire un fronte a danno dei lavoratori e di conseguenza di un servizio essenziale per la città».

E concludono: «Come sempre abbiamo agito in perfetta buona fede con la convinzione di tutelare Ama, i suoi lavoratori e l’interesse della città ed è per questo che abbiamo ritenuto giusto spiegare con chiarezza quanto sta accadendo oggi».

La vicenda passa adesso al giudizio della Corte dei conti, davanti alla quale saranno esaminate nel merito le contestazioni della Procura e le difese delle persone citate.