L’Abruzzo continua a guadagnare visitatori e sono soprattutto i piccoli comuni a segnare uno dei risultati più significativi. Nei primi sei mesi del 2026 gli arrivi turistici regionali sono aumentati del 7,2% e le presenze del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per i borghi e le aree interne la crescita indicata è del 10,9%: numeri che il sottosegretario regionale al Turismo, Daniele D’Amario, ha richiamato in un’intervista pubblicata oggi, 14 ottobre, da AbruzzoWeb.
Il confronto arriva nel giorno di apertura del TTG Travel Experience di Rimini, dove la Regione Abruzzo si presenta con 27 operatori e uno spazio espositivo di 200 metri quadrati. Ma la questione più interessante per la provincia dell’Aquila va oltre le presenze in fiera: capire se la maggiore attenzione per montagna, borghi e patrimonio culturale possa trasformarsi in occasioni durature per le comunità dell’entroterra.
Il turismo cresce, ma i dati riguardano tutta la regione
Secondo le cifre riferite da D’Amario, il 2025 si è chiuso con 8,7 milioni di presenze in Abruzzo, il 21,4% in più rispetto all’anno precedente. Il 2026, sempre secondo il sottosegretario, ha mantenuto un andamento positivo: dopo gli aumenti del primo semestre, a luglio gli arrivi sono saliti del 6,5% e le presenze del 6,7% rispetto al luglio 2025.
Il +10,9% delle aree interne merita un’attenzione particolare, ma va letto correttamente: è un dato riferito ai piccoli comuni e ai territori interni dell’intero Abruzzo, non una percentuale attribuibile alla sola provincia aquilana. È comunque un segnale importante per una regione nella quale una parte rilevante dell’offerta turistica si concentra tra montagna, parchi, centri storici e paesi lontani dalla costa.
Gli incrementi, inoltre, non risolvono automaticamente le difficoltà del settore. Per capire quanto questa crescita incida davvero sull’economia locale servono anche dati su permanenza media, stagionalità, occupazione e distribuzione dei visitatori tra i singoli territori.
L’Aquila Capitale della Cultura 2026 e l’effetto sul territorio
Nell’intervista D’Amario attribuisce a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 un ruolo di richiamo per l’intera regione. Secondo il sottosegretario, gli eventi e l’attenzione mediatica dedicati al capoluogo avrebbero favorito anche le direttrici del Gran Sasso, della Valle Subequana e della Valle Peligna, oltre ad altre destinazioni abruzzesi.
È una valutazione politica che indica una prospettiva precisa: non limitare i benefici dell’anno della Capitale ai luoghi che ospitano gli appuntamenti principali. Il titolo culturale appartiene al 2026, come risulta dagli atti del Ministero della Cultura, e il programma è stato pensato fin dall’inizio con una dimensione territoriale che coinvolge anche le aree interne.
Per i centri più piccoli la sfida è concreta. Un visitatore attirato da una mostra o da un evento all’Aquila può scegliere di fermarsi più giorni e scoprire altri luoghi della provincia. Perché questo accada, però, devono esserci collegamenti, servizi, strutture ricettive e un’offerta riconoscibile durante tutto l’anno.
A Rimini 27 operatori e uno stand di 200 metri quadrati
Dal 14 al 16 ottobre, al Rimini Expo Centre, l’Abruzzo partecipa al TTG con uno stand di 200 metri quadrati nel Padiglione A2, all’interno dell’Area Italia. La presenza è coordinata dalla Regione insieme alle Camere di Commercio di Chieti-Pescara e del Gran Sasso. I 27 operatori coinvolti dispongono di postazioni per gli incontri professionali con il mercato turistico.
La promozione comprende turismo all’aria aperta, cicloturismo, borghi, enogastronomia, esperienze sul territorio e turismo legato ai matrimoni. La fiera rappresenta un’occasione per creare contatti commerciali, non una misura diretta delle presenze che arriveranno nei prossimi mesi.
Collegamenti e lavoro, i nodi che restano aperti
D’Amario riconosce che infrastrutture e trasporti rimangono fra le criticità decisive. Richiama la necessità di migliorare la viabilità verso i parchi, i collegamenti ferroviari in direzione di Roma e Napoli e l’accessibilità complessiva della regione. Nell’intervista affronta anche il lavoro irregolare nel settore ricettivo e si dice favorevole a forme di riconoscimento per le imprese che rispettano contratti e tutele dei dipendenti.
Sul fronte delle rilevazioni statistiche, il sottosegretario segnala inoltre ritardi temporanei nella trasmissione dei dati legati all’introduzione dell’accesso con SPID e CIE al portale regionale SITRA. È un elemento da tenere presente nella lettura dei risultati, che andranno consolidati con i dati definitivi.
Per L’Aquila e la sua provincia la notizia non è soltanto che arrivano più turisti. È che la crescita dei borghi e l’attenzione conquistata dal capoluogo possono sostenersi a vicenda, a condizione di tradurre la visibilità in servizi, lavoro regolare e opportunità accessibili anche fuori dai periodi di maggiore affluenza.
Fonti: intervista a Daniele D’Amario su AbruzzoWeb; Regione Abruzzo, partecipazione al TTG; Ministero della Cultura, L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Fotografia d’archivio: Syrio / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0. Adattamento: ritaglio per il formato editoriale.