La salvaguardia dei tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto torna al centro del confronto politico e istituzionale abruzzese. L’emendamento presentato nell’ambito dell’esame del decreto-legge n. 168 del 2026 è stato dichiarato inammissibile dalla Commissione Giustizia della Camera. La decisione non equivale a un voto contrario sul merito della proposta, ma impedisce che quel testo prosegua nel percorso previsto per il decreto.

Per i territori della Marsica e della Valle Peligna il problema resta concreto: gli uffici giudiziari garantiscono un servizio di prossimità a cittadini, professionisti e imprese in aree già esposte a difficoltà di collegamento e perdita di servizi.

L’emendamento e le reazioni politiche

La proposta, presentata dal deputato Guerino Testa di Fratelli d’Italia, era stata sostenuta anche da esponenti del Partito Democratico con l’obiettivo di individuare una soluzione condivisa. Il senatore Michele Fina ha contestato l’esito della procedura, chiedendo chiarimenti sui passaggi politici e parlamentari che hanno portato alla dichiarazione di inammissibilità.

Il senatore Etelwardo Sigismondi, di Fratelli d’Italia, ha replicato sottolineando la distinzione tra inammissibilità e bocciatura. Secondo la sua ricostruzione, il problema riguarda l’attinenza dell’emendamento alle materie del decreto in discussione; il percorso per la salvaguardia definitiva dei tribunali proseguirebbe attraverso il disegno di legge sulla geografia giudiziaria.

La scadenza e la richiesta di una proroga

La proroga attualmente prevista per la sopravvivenza dei quattro presidi giudiziari arriva al 31 dicembre 2026. Il coordinamento impegnato nella loro difesa chiede che, mentre prosegue il confronto sulla riforma, venga garantito un margine temporale sufficiente a evitare interruzioni del servizio.

La questione non riguarda soltanto l’organizzazione della giustizia. Per Avezzano e Sulmona, mantenere i tribunali significa conservare un presidio istituzionale e limitare gli spostamenti necessari per accedere agli uffici giudiziari.

Che cosa resta da decidere

L’attenzione si sposta ora sul calendario parlamentare e sulla possibilità di approvare una norma stabile o una nuova proroga. Le posizioni politiche restano differenti nella valutazione delle responsabilità, ma il dato da verificare è uno: fino a quando non sarà adottata una disposizione efficace, il futuro degli uffici non può essere considerato definitivamente risolto.

Le comunità interessate attendono quindi un atto legislativo con tempi e conseguenze certi, oltre le dichiarazioni di principio.