Un percorso intenso attraverso la produzione artistica di Antonio Del Donno, tra gli anni Settanta e Duemila, per ripercorrere i momenti chiave della sua riflessione su parola, segno e identità contemporanea.
Si presenta come un evento nel segno della grande arte la mostra “Vangeli e Sculture”, in programma domenica 22 febbraio a Palazzo Ciccozzi, in via Indipendenza, nel cuore del centro storico dell’Aquila, a pochi passi da piazza Duomo. L’iniziativa si inserisce nel calendario di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Ad organizzarla è Spazio Indipendenza, hub per la formazione e l’innovazione del gruppo Abivet di Roma, presieduto da Maurizio Albano. La realtà, approdata all’Aquila con l’intento di offrire un contributo culturale alla città, sta valorizzando con numerose iniziative il settecentesco Palazzo Ciccozzi, acquistato negli anni scorsi.
«Non potevamo non cominciare a dare il nostro contributo al programma dell’Aquila capitale della Cultura – commenta Maurizio Albano –. Le serie presentate in questa mostra, dai “Vangeli” alle opere più legate all’esperienza culturale degli anni ’80 e ’90, mostreranno un percorso coerente di ricerca, capace di articolare ironia, profondità e tensione espressiva. Nel dialogo con la città dell’Aquila, la mostra si propone dunque come occasione di riflessione sull’eredità dell’arte nel nostro tempo».
In esposizione 22 opere del maestro beneventano, scomparso nel 2020, che nel corso della sua carriera ha ottenuto una riconoscibilità internazionale, con mostre in oltre 80 musei nel mondo, tra cui il MoMA di New York e i Musei Vaticani. In Italia sono dedicati alla sua opera due musei permanenti: quello di Santa Croce del Sannio, in provincia di Benevento, e quello di Anagni, nel Lazio, che custodiscono gran parte della sua produzione e ne promuovono la ricerca e la catalogazione.
Del Donno ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, consolidando un ruolo di rilievo nella storia dell’arte contemporanea e venendo riconosciuto, già in vita, come uno degli artisti italiani più significativi del XX secolo.
Nato a Benevento il 27 novembre 1927, fin da giovanissimo manifesta una forte passione per il disegno e la geometria, che lo accompagna negli studi tecnici e artistici a Napoli, dove frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia delle Belle Arti. Successivamente intraprende anche l’insegnamento di Educazione Artistica.
La sua attività espositiva prende avvio negli anni Sessanta, con la prima mostra personale nel 1962 alla Pinacoteca Provinciale di Benevento. Il suo linguaggio si distingue per l’unione di pittura, gesto materico, materiali eterogenei e una riflessione filosofica e simbolica che attraversa l’intera produzione.
Particolarmente noto è il ciclo dei “Vangeli”, tavole di legno assemblate con ferro e caratteri impressi a fuoco recanti versetti evangelici, che diventano metafore visive di memoria, coscienza e critica culturale.
«Critici e storici dell’arte – conclude Albano – hanno interpretato il lavoro di Del Donno come un attraversamento del linguaggio pittorico verso dimensioni concettuali: la sua opera è percepita non solo come segno visivo, ma come spazio di pensiero in cui il gesto, il simbolo e la scrittura si confrontano con le grandi questioni del nostro tempo».


