Trentaquattro Comuni, circa 140mila abitanti e l’idea di smettere di affrontare separatamente problemi che, da Avezzano alla Valle Roveto e dalla Piana del Cavaliere alla Valle del Giovenco, finiscono spesso per essere gli stessi.
È questo il punto di partenza del nuovo percorso di coordinamento avviato nella Marsica tra il Comune di Avezzano, l’Unione dei Comuni “Montagna Marsicana”, Uncem Abruzzo, le due aree interne SNAI e l’Area Funzionale Urbana.
La Giunta di Avezzano ha approvato la proposta avanzata il 12 agosto dall’Unione dei Comuni e il primo tavolo tecnico-programmatorio si è già riunito nel municipio avezzanese.
L’obiettivo dichiarato è costruire una strategia comune su alcune delle questioni che da anni condizionano lo sviluppo delle aree interne: sanità, collegamenti ferroviari, servizi, agricoltura, turismo, sviluppo economico e rappresentanza istituzionale.
Al momento non nasce un nuovo ente e non cambia l’assetto amministrativo della Marsica. La novità sta piuttosto nel tentativo di mettere allo stesso tavolo strutture e aggregazioni che già esistono, cercando di presentare a Provincia, Regione e Governo priorità condivise invece di richieste separate comune per comune.
Un territorio grande che prova a parlare con una sola voce
Il problema di fondo è noto.
La Marsica rappresenta uno dei comprensori più importanti della provincia dell’Aquila, ma è formata da realtà molto diverse: un centro urbano come Avezzano, comuni agricoli del Fucino, territori montani, piccoli paesi e aree che guardano verso Roma più facilmente di quanto riescano a collegarsi con il resto dell’Abruzzo.
Il nuovo tavolo punta a trasformare questa frammentazione in una rete.
Il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio ha parlato della necessità di superare i campanilismi e di organizzare in maniera più strutturata le azioni comuni. La deliberazione approvata dalla Giunta dovrà ora passare anche attraverso il Consiglio comunale.
Accanto ad Avezzano e all’Unione dei Comuni entreranno nel percorso le strategie già attive nelle aree interne Valle del Giovenco-Valle Roveto e Piana del Cavaliere-Alto Liri, insieme all’Area Funzionale Urbana.
La logica è evitare di ripartire ogni volta da zero e utilizzare, dentro un unico coordinamento, strumenti che già lavorano sul territorio.
Sanità e nuovo ospedale tra le priorità
Uno dei temi inevitabilmente centrali è la sanità.
Per gli amministratori marsicani la questione non riguarda soltanto il futuro dell’ospedale di Avezzano, ma più in generale la disponibilità di servizi sanitari in un territorio molto vasto, dove le distanze diventano parte del problema.
Il presidente dell’Unione dei Comuni Montagna Marsicana e sindaco di Celano, Settimio Santilli, ha indicato proprio il nuovo ospedale tra le questioni sulle quali la Marsica dovrebbe mantenere una posizione comune.
È un’impostazione che vale anche per i servizi territoriali: la capacità di un piccolo comune di ottenere risposte da solo non è necessariamente la stessa di un’area che si presenta con una popolazione complessiva di circa 140mila persone.
La vera verifica, però, arriverà quando dal tavolo si passerà alle singole decisioni. Riuscire a concordare gli obiettivi generali è relativamente semplice; più difficile sarà mantenere una posizione unitaria quando emergeranno interessi differenti tra i vari territori.
Il nodo dei collegamenti con Roma
L’altra grande questione è quella ferroviaria.
Il collegamento tra la Marsica e Roma continua a essere uno dei punti indicati dagli amministratori come decisivi per rendere il territorio più competitivo e meno isolato.
Santilli ha indicato come obiettivo un collegamento Avezzano-Roma nell’ordine di un’ora, mentre il presidente di Uncem Abruzzo e sindaco di Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, ha richiamato la necessità di recuperare le risorse destinate alla velocizzazione della Roma-Pescara e, in particolare, agli interventi sulla tratta di Tagliacozzo.
Il tema va oltre i tempi di percorrenza.
Per un territorio nel quale una parte consistente della popolazione studia o lavora fuori regione, la qualità del collegamento ferroviario influenza direttamente la possibilità di continuare a vivere nella Marsica senza essere costretti a trasferirsi.
È qui che infrastrutture e spopolamento finiscono per diventare due facce della stessa questione.
Dal Tribunale all’agricoltura
Nel confronto sono entrati anche il futuro del Tribunale di Avezzano, l’agricoltura, il turismo, la mobilità dolce, i servizi e la rappresentanza istituzionale delle aree interne.
Sono temi diversi, ma il principio che il nuovo coordinamento prova a introdurre è sempre lo stesso: individuare ciò che può essere trattato come interesse dell’intero comprensorio e portarlo ai livelli istituzionali superiori con una posizione condivisa.
Nel progetto entra inevitabilmente anche il peso politico della Marsica.
Non in termini di appartenenza a un partito, almeno nelle intenzioni dichiarate dagli amministratori, ma come capacità del territorio di incidere nelle scelte regionali.
Santilli ha sostenuto che la competizione tra forze politiche dovrebbe restare alle urne, mentre sulle questioni strategiche i 34 Comuni dovrebbero provare a muoversi insieme.
È un obiettivo ambizioso proprio perché la Marsica, come qualsiasi territorio composto da decine di amministrazioni, ha storicamente conosciuto divisioni politiche e locali.
Il banco di prova saranno i risultati
L’accordo rappresenta dunque un passaggio istituzionale, non ancora un risultato concreto.
La differenza la farà ciò che accadrà dopo.
Il tavolo dovrà individuare priorità, trasformarle in progetti, trovare risorse e soprattutto riuscire a mantenere un fronte comune quando arriverà il momento di confrontarsi con Regione, Provincia e Governo.
Il rischio, altrimenti, è che la “Marsica unita” rimanga una formula efficace ma priva di conseguenze operative.
Se invece il coordinamento riuscirà a mettere insieme in modo stabile le strutture già esistenti e a costruire proposte condivise su ferrovia, sanità, sviluppo e servizi, il peso di 34 Comuni potrà effettivamente essere diverso dalla somma di trentaquattro richieste separate.
Ed è probabilmente questa la parte più interessante dell’iniziativa: non inventare una nuova identità amministrativa, ma verificare se la Marsica riesca finalmente a trasformare una dimensione territoriale già evidente nei fatti in una capacità concreta di programmazione comune.