Il 17 gennaio 2026 segna una data destinata a entrare nella storia recente della città.
L’Aquila inaugura ufficialmente l’anno da Capitale italiana della Cultura 2026, aprendo un percorso che per dodici mesi vedrà il territorio protagonista di un ampio programma di iniziative culturali, artistiche e sociali.
La giornata inaugurale rappresenta il momento simbolico di avvio di un progetto che va oltre il semplice calendario degli eventi.
Il riconoscimento di Capitale italiana della Cultura è il risultato di un percorso costruito negli anni, che ha messo al centro la capacità della città di trasformare la propria storia recente, segnata dal sisma del 2009, in una visione culturale capace di parlare al Paese.
La cerimonia istituzionale di apertura si svolge nella mattinata all’Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, a Coppito.
Un luogo che porta con sé un forte valore simbolico, legato ai mesi dell’emergenza post-terremoto, e che oggi diventa teatro di una celebrazione nazionale. Alla cerimonia partecipano le massime autorità istituzionali, insieme ai rappresentanti del mondo culturale, civile e sociale.
L’avvio ufficiale dell’anno da Capitale della Cultura non è pensato come un evento isolato, ma come l’inizio di un racconto collettivo.
La direzione artistica della cerimonia è affidata a Leonardo De Amicis, che costruisce un percorso narrativo capace di intrecciare musica, parola e immagini, restituendo l’identità complessa e stratificata della città.
Il messaggio che accompagna l’inaugurazione è chiaro:
L’Aquila non celebra soltanto un titolo, ma afferma una visione.
La cultura viene intesa come strumento di coesione, come spazio di confronto e come motore di sviluppo sociale.
Il progetto di Capitale italiana della Cultura 2026 nasce con l’obiettivo di coinvolgere attivamente cittadini, associazioni, istituzioni e operatori culturali, costruendo un percorso realmente condiviso.
Nel pomeriggio, l’attenzione si sposta dal momento istituzionale agli spazi urbani.
Il centro storico diventa il cuore pulsante della giornata inaugurale, con eventi pensati per essere vissuti in modo diretto e partecipato. Dalle prime ore del pomeriggio, piazze e vie principali iniziano ad animarsi con installazioni, performance e momenti di spettacolo.
Uno degli elementi centrali della giornata è il tema della luce, utilizzata come linguaggio simbolico e visivo.
La luce diventa metafora di rinascita, orientamento e apertura, richiamando il percorso di ricostruzione fisica e culturale che L’Aquila ha attraversato negli ultimi anni.
Piazza Duomo rappresenta uno dei punti focali della serata.
Qui si concentrano momenti di forte impatto scenico, pensati per dialogare con l’architettura e con la memoria collettiva del luogo. La scelta di riportare l’attenzione sulle piazze storiche sottolinea la volontà di restituire centralità agli spazi pubblici come luoghi di incontro e condivisione.
La giornata inaugurale si conclude in un clima di festa diffusa, con appuntamenti musicali e momenti di aggregazione che proseguono fino alla sera.
Non si tratta di una celebrazione effimera, ma di un passaggio che apre simbolicamente un anno di lavoro e di progettualità.
Il programma del 2026 è costruito attorno a un’idea di cultura accessibile e partecipata.
Accanto agli eventi di rilievo nazionale e internazionale, trovano spazio progetti legati alla formazione, alla ricerca, alla memoria e alla produzione culturale contemporanea.
L’Aquila si propone così come laboratorio culturale aperto, capace di dialogare con altre realtà italiane ed europee.
Il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026 diventa un’occasione per rafforzare reti, attrarre attenzione e costruire opportunità che vadano oltre l’anno celebrativo.
L’inaugurazione del 17 gennaio segna dunque l’inizio di un percorso che guarda al futuro senza dimenticare il passato.
Un anno che mette al centro la cultura come bene comune, e come strumento per immaginare una città sempre più inclusiva, viva e consapevole della propria identità.


