La capacità di vedere un futuro nei piccoli borghi quando ancora pochi parlavano di rigenerazione delle aree interne. È questo il tratto che accomuna i ricordi del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e del senatore Guido Quintino Liris dopo la scomparsa di Daniele Kihlgren, fondatore di Sextantio e protagonista del recupero di Santo Stefano di Sessanio.

Entrambi richiamano il ruolo avuto dall’imprenditore nel trasformare la tutela dell’identità dei luoghi in un modello capace di unire turismo, recupero del patrimonio e nuove opportunità economiche per la montagna aquilana.

Liris: «L’Abruzzo gli deve molto»

Il senatore Guido Quintino Liris lega il ricordo di Kihlgren anche all’esperienza vissuta durante il proprio incarico da assessore regionale con delega alle Aree interne.

«La scomparsa di Daniele Kihlgren è una perdita profonda per l’Abruzzo e per quanti credono nel futuro delle nostre aree interne. Ha saputo riconoscere nella storia, nell’identità e nella bellezza dei piccoli borghi una possibilità concreta di rinascita, trasformando una visione coraggiosa in un progetto conosciuto nel mondo».

Liris ricorda anche il confronto diretto avuto con il fondatore di Sextantio.

«Durante il mio incarico di assessore della Regione Abruzzo con delega alle Aree interne ho avuto modo di confrontarmi con Daniele sui temi della valorizzazione dei nostri territori. Ho potuto apprezzare la sua sensibilità e la determinazione con cui portava avanti un’idea di sviluppo fondata sul recupero del patrimonio esistente e sul rispetto dell’autenticità dei luoghi. Di quel confronto conservo un ricordo prezioso, che rende ancora più sentita la partecipazione al dolore per la sua scomparsa».

Il senatore richiama quindi direttamente l’esperienza di Santo Stefano di Sessanio.

«A Santo Stefano di Sessanio, attraverso il progetto Sextantio, ha contribuito a dare nuova vita ad abitazioni e ambienti, custodendone la memoria e facendo conoscere a livello internazionale un patrimonio straordinario della montagna aquilana. Ha unito cultura e impresa, tutela e ospitalità, creando lavoro e nuove opportunità per il territorio».

E conclude: «Il suo esempio lascia un’eredità importante a chi si impegna per contrastare lo spopolamento e costruire prospettive per le aree interne.

Ai suoi familiari rivolgo il mio più sincero cordoglio».

Biondi: «Un visionario che ha creduto nella nostra terra»

Anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi mette al centro del proprio ricordo la capacità di Kihlgren di intuire, con largo anticipo, le potenzialità di un diverso modello di sviluppo per i piccoli centri.

«Con la scomparsa di Daniele Kihlgren perdiamo un visionario, un uomo che ha saputo guardare alla nostra terra con occhi diversi, innamorarsene e intuirne le potenzialità insieme ad altri pochi, per quel periodo storico. A Santo Stefano di Sessanio ha tracciato un solco, dimostrando che il recupero dei paesi, la tutela della loro identità e un nuovo modo di fare turismo, più lento e attento al recupero della naturalità e del tempo, potevano diventare parti di uno stesso progetto».

Biondi ricorda inoltre il rapporto personale e la determinazione con cui Kihlgren continuò a investire nel territorio.

«Ho avuto modo di conoscerlo e di confrontarmi con lui, apprezzandone la passione e una visione che talvolta poteva apparire persino fuori dagli schemi, ma che ha lasciato un segno profondo. Non ha abbandonato questo territorio neppure nei momenti più difficili, continuando a investire e a credere nella possibilità di farne un modello di rinascita. Alla sua famiglia e alla comunità di Santo Stefano di Sessanio, che in lui ha avuto un alleato appassionato e tenace, rivolgo il più sincero cordoglio, mio, e dell’intera città dell’Aquila», conclude Biondi.

Le due testimonianze restituiscono lo stesso elemento centrale dell’esperienza di Kihlgren: aver guardato ai borghi dell’Appennino non come a luoghi condannati al declino, ma come territori nei quali conservazione, identità e attività economica potevano convivere.

È su questa impostazione che il progetto Sextantio ha costruito il proprio rapporto con Santo Stefano di Sessanio, lasciando un’esperienza destinata a restare uno dei riferimenti nel confronto sul futuro delle aree interne aquilane.