Un incendio contenuto in pochi minuti, ma sufficiente a riportare l’attenzione su un’area che da tempo aspetta di cambiare completamente volto.
Nel pomeriggio di mercoledì 30 settembre le fiamme sono divampate all’interno del compendio del Progetto C.A.S.E. di Sassa, ormai disabitato, interessando rifiuti abbandonati e sterpaglie e arrivando a poca distanza dalla struttura di aggregazione presente nell’area.
Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco ha impedito che il rogo raggiungesse l’edificio e assumesse dimensioni maggiori.
Sulle cause, però, gli accertamenti non sono ancora conclusi. Alcune ricostruzioni giornalistiche indicano come più probabile l’origine dolosa, ma al momento non c’è un accertamento definitivo che consenta di presentarla come certa.
Materassi, rifiuti e sterpaglie vicino ai contatori
Le fiamme hanno interessato cumuli di materiale abbandonato nell’area, tra cui materassi e altri rifiuti ingombranti. Secondo le diverse ricostruzioni pubblicate nelle ore successive erano presenti anche pneumatici.
Il materiale si trovava nei pressi della zona dei contatori delle utenze. Il fuoco ha annerito e danneggiato parte del muretto e si è poi propagato alle sterpaglie circostanti.
A poca distanza si trova la struttura polifunzionale utilizzata negli anni successivi al terremoto come spazio di aggregazione per gli abitanti del Progetto C.A.S.E.
Le fiamme sono arrivate vicino all’edificio, ma l’intervento dei Vigili del Fuoco ne ha evitato il coinvolgimento.
Sul posto sono intervenuti anche la Polizia e i tecnici incaricati di verificare gli impianti e i contatori presenti nella zona.
Sulle cause gli accertamenti sono ancora aperti
È uno dei punti sui quali è necessario mantenere prudenza.
Le verifiche sulle cause dell’incendio sono ancora in corso. Le cronache locali riferiscono che l’ipotesi di un’origine accidentale viene considerata poco probabile e che tra le possibilità prese in esame c’è quella dolosa.
Non è però corretto, allo stato attuale, trasformare questa ipotesi in una certezza o attribuire l’incendio a una persona determinata.
Quello che è accertato è invece il punto di partenza del rogo: materiale e rifiuti abbandonati all’interno di un’area oggi non più abitata.
Un complesso ormai vuoto che aspetta la trasformazione
Il Progetto C.A.S.E. di Sassa nacque dopo il terremoto del 6 aprile 2009 per dare una sistemazione alle famiglie che avevano perso la propria abitazione.
Negli anni gli occupanti sono stati progressivamente trasferiti e il compendio è rimasto senza residenti.
Oggi il futuro dell’area è già definito sulla carta.
Nel dicembre 2025 l’Agenzia del Demanio ha consegnato al Ministero dell’Interno il complesso immobiliare, destinato a diventare il nuovo Centro di Formazione territoriale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, indicato come scuola di riferimento per l’Italia centrale.
Secondo la documentazione ufficiale, l’area comprende 18 edifici residenziali multipiano e un centro di aggregazione sociale.
Il progetto prevede una completa rigenerazione del compendio e la sua trasformazione in una struttura dedicata alla formazione, alla sicurezza e alla protezione civile.
Il vuoto tra il vecchio utilizzo e il nuovo progetto
È proprio la fase intermedia a emergere con forza dall’incendio di mercoledì.
Il Progetto C.A.S.E. non è più un quartiere abitato, ma la trasformazione nel futuro centro dei Vigili del Fuoco deve ancora materializzarsi sul posto. Nel frattempo l’area resta esposta ai problemi tipici dei complessi dismessi: rifiuti, vegetazione non sempre curata e accessi difficili da controllare.
Le cronache degli ultimi anni hanno già segnalato episodi di vandalismo e criticità in diversi insediamenti del Progetto C.A.S.E., non soltanto a Sassa.
L’incendio di questa settimana non ha provocato danni paragonabili ad altri episodi avvenuti in passato, ma riporta la questione al centro: proteggere il patrimonio pubblico durante il periodo che separa la dismissione dal suo nuovo utilizzo.
A Sassa quel nuovo utilizzo è già stato individuato. Fino all’apertura del cantiere e alla trasformazione del complesso, però, resta il problema concreto della gestione quotidiana di un’area molto grande e ormai priva della presenza costante degli abitanti.