Il Consiglio comunale dell’Aquila ha respinto la proposta della minoranza di far sostenere interamente al Comune la quota di compartecipazione prevista per alcuni servizi sociali e domiciliari. Resta quindi il sistema legato all’Isee, con contributi progressivi che possono arrivare fino al 30% del costo del servizio per le fasce economicamente più alte.

Il voto riapre un confronto iniziato molti mesi fa e che riguarda in particolare assistenza domiciliare, assistenza domiciliare integrata e trasporto verso strutture di cura e riabilitazione.

L’ordine del giorno, presentato a prima firma di Enrico Verini e sostenuto da Gianni Padovani e dagli altri gruppi di minoranza, chiedeva al Comune di individuare risorse proprie per evitare che la compartecipazione venisse richiesta alle famiglie.

Nel confronto politico la cifra necessaria è stata quantificata dall’opposizione in circa 300mila euro. Non si tratta, allo stato delle informazioni disponibili, di uno stanziamento approvato né di una quantificazione contenuta in un nuovo piano finanziario dell’ente, ma della somma indicata durante il dibattito per sostenere la proposta.

Come funziona la compartecipazione

Il meccanismo deriva dal regolamento comunale che recepisce l’indirizzo regionale sulla compartecipazione alle prestazioni sociali agevolate.

La quota viene calcolata progressivamente sulla base dell’Isee. Sotto gli 8mila euro è prevista l’esenzione, mentre oltre i 36mila euro di Isee viene applicata la percentuale massima, pari al 30% del costo complessivo del servizio.

La misura aveva già provocato proteste e preoccupazioni all’inizio dell’anno ed era stata successivamente sospesa fino al 30 novembre, consentendo al Comune e alle associazioni di proseguire il confronto.

Il voto del Consiglio del 28 settembre ha respinto la richiesta dell’opposizione di eliminare completamente il contributo degli utenti.

Verini e Padovani: «Le famiglie stanno già sostenendo costi enormi»

La posizione della minoranza viene sintetizzata in una domanda: quante volte deve pagare un cittadino per la propria salute?

Verini e Padovani contestano l’idea che l’applicazione di fasce Isee sia sufficiente a rendere equo il sistema e sostengono che il peso economico reale delle famiglie con persone gravemente malate o non autosufficienti non possa essere valutato esclusivamente attraverso il reddito.

Secondo i consiglieri, molti nuclei familiari sostengono già direttamente spese per assistenza, organizzazione quotidiana, cure e servizi che non sempre vengono coperti integralmente dal sistema pubblico.

La loro critica si concentra soprattutto sulla fascia media, per la quale la compartecipazione rappresenterebbe un ulteriore costo dopo tasse, addizionali e spese sanitarie sostenute direttamente.

“Qui non stiamo parlando di un consumo. Stiamo parlando di dignità”, affermano nella nota.

La maggioranza difende il criterio progressivo

Sul punto, però, l’Amministrazione ha una posizione diversa.

L’assessore alle Politiche sociali Manuela Tursini, intervenuta durante il dibattito consiliare, ha difeso il sistema progressivo sostenendo che l’esenzione generalizzata finirebbe per trattare nello stesso modo situazioni economiche profondamente diverse.

Secondo Tursini, mantenere la gratuità per le fasce economicamente più fragili e chiedere una quota a chi dispone di un Isee maggiore risponde a un principio di equità e consente di concentrare maggiormente le risorse su chi ha meno possibilità economiche.

È dunque questo il punto politico su cui maggioranza e opposizione restano distanti: non l’esistenza di una tutela per le famiglie fragili, ma il criterio con cui distribuire il costo dei servizi.

Una vicenda aperta dall’inizio dell’anno

La compartecipazione non nasce con l’ultima seduta del Consiglio.

Già a gennaio il nuovo sistema aveva suscitato le proteste di famiglie e associazioni. In estate l’Amministrazione aveva deciso di sospenderne l’applicazione fino al 30 novembre, dopo un confronto con i soggetti interessati.

L’opposizione aveva accolto positivamente la sospensione, chiedendo però che venisse utilizzata per individuare una soluzione definitiva.

Il voto del 28 settembre chiarisce ora che, almeno sul principio della completa gratuità finanziata dal Comune, non esiste una maggioranza favorevole.

Il confronto non è chiuso

Verini, Padovani e gli altri consiglieri di minoranza annunciano che continueranno a chiedere all’Amministrazione di reperire risorse per evitare il contributo delle famiglie.

Il tema tornerà inevitabilmente al centro dell’attenzione con l’avvicinarsi della scadenza della sospensione.

La questione da risolvere resta quella emersa sin dall’inizio dell’anno: conciliare la sostenibilità economica dei servizi, il principio della progressività legata all’Isee e il peso concreto che l’assistenza a una persona non autosufficiente comporta già per molte famiglie aquilane.